Un po’ di sano populismo

Parliamo di Alitalia.

Dopo giorni e giorni di tira-e-molla è stato trovato l’accordo. I sindacati, i rappresentati dei piloti e degli assistenti di volo hanno approvato il nuovo piano industriale. Sospiro di sollievo da parte di tutti: evitato il fallimento, esuberi contenuti e, comunque, sopportati da una serie di aiuti pubblici. Tutti contenti: dipendenti e dirigenti. Senza dimenticare la classe politica, maggioranza e opposizione, entrambe isteriche nell’appropriarsi il merito per l’intesa raggiunta.

Non entro nel dettaglio dell’accordo. Non mi interessa, per quanto ci siano alcuni aspetti che mi fanno rabbrividire. Sono altri i particolari che mi fanno ribrezzo.

Per giorni ho assistito incredulo allo spettacolo televisivo di uomini politici che difendevano la causa dell’Alitalia, proteggere l’operato e l’indefesso lavoro dei suoi lavoratori, uomini politici totalmente immemori dello sfacelo economico dell’azienda, della sua cattiva gestione e degli impressionanti privilegi concessi a manager come ai piloti come agli assistenti di volo. Una scena disgustosa.

Ma non basta, poiché all’indecenza non c’è mai fine. Sempre per giorni ho assistito impietrito alle lamentele dei piloti e degli assistenti di volo, iper garantiti da contratti blindati (mentre i poveri precari bofonchiavano quasi silenziosamente le loro ragioni), che si opponevano a tutto e a tutti. Ho dovuto ascoltare le lamentele di un hostess che piangeva letteralmente miseria, affermando di guadagnare oltre 2 mila euro al mese, dopo trent’anni di onorata carriera. E tutti gli ascoltatori a lacrimare nell’ascoltare queste dichiarazioni. Un’altra scena disgustosa.

E ho pensato. Un hostess guadagna 2 mila e passa euro al mese e si lamenta. Ci rendiamo conto? Due mila euro per portare salatini, panini, biscotti, per servire caffé o tè, viaggiando gratis. E allora cosa deve dire un cameriere di un ristorante di periferia? O un’insegnante di scuola media o di liceo? Un insegnante la cui funzione individuale (per il singolo studente) e sociale (per la collettività) è cento, mille, un milione di volte più utile di quella di un hostess? Un insegnante che contribuisce infatti alla formazione del carattere e dell’intelligenza della persona? Un insegnante che, tra le altre cose, deve anche tenere a bada come minimo 20-25 ragazzi (non tutti disciplinati) – e  non parliamo delle gite scolastiche, dove può succedere di tutto e di più –  incorrendo quindi in un livello di stress e fatica non inferiore a quello di un hostess?

Ci stracciamo le vesti per un hostess dell’Alitalia e trascuriamo quanto avviene da anni nella scuola con insegnanti sottopagati e semi-proletarizzati. Ci facciamo prendere dai rimorsi per un hostess che ci chiede se vogliamo comprare qualcosa sull’aereo e ci dimentichiamo di chi, provando ad educare i giovani, si impegna concretamente a costruire il futuro del nostro Paese. Di chi, con maggiore o minore entusiasmo, tenta di far conoscere la potenza della matematica, la bellezza della contraddittorietà delle teorie filosofiche e l’immortalità di una poesia, una a caso, come l’Infinito di Leopardi.

Ecco: una persona prova a far leggere Leopardi e noi ci commuoviamo per i salatini?

Non ci meritiamo di essere una nazione.

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