Sinite parvulos venire ad me

Provo un amore viscerale per Giovannino Guareschi, il creatore di Don Camillo e Peppone. Il blog stesso è un omaggio allo scrittore emiliano. A tutti gli effetti uno dei massimi geni del novecento letterario italiano. Protagonista, perché no?, della scena politica del secondo dopoguerra.

Eppure…

Il  Corriere della Sera di oggi dà notizia che Giuliano Montagna potrà finalmente fregiarsi del cognome di Guareschi. Eh sì: le prove del DNA hanno confermato quanto il Montagna andava sostenendo. Di essere, cioè, il figlio naturale di Guareschi e di Luisa Carta, concepito negli anni ’30, prima che lo scrittore si sposasse con Ennia (la Margherita dei racconti), da cui ebbe due figli, Alberto e Carlotta.

Giuliano venne concepito in una situazione extra-matrimoniale: veramente figlio della colpa – la “colpa” secondo il cattolicesimo di quegli anni e secondo il fascismo all’epoca imperante.  Ma, diversamente da quanto si faceva di solito, nessun matrimonio riparatore. Guareschi e  Luisa Carta andarono ciascuno per la propria strada. Giuliano tentò un abboccamento con lo scrittore, oramai celeberrimo, il quale lo accolse freddamente e mai volle riconoscere pubblicamente e, soprattutto, legalmente di esserne il padre. Secondo il Montagna, Guareschi temeva che i comunisti avrebbero utilizzato tale paternità per distruggerne l’immagine  di  integerrimo difensore dei veri valori italiani, ossia quelli cattolici, e, quindi, la figura di fiero anticomunista.

Questa storia mi ha spinto a scrivere quell’eppure iniziale. Mi spiego: Guareschi nei suoi racconti, nei suoi articoli, nelle sue prese di posizione politiche e, genericamente, pubbliche ha elogiato costantemente l’importanza fondamentale del cattolicesimo nella sua vita e in quella degli italiani, ha santificato Gesù e i suoi insegnamenti, ha difeso a spada tratta il ruolo della famiglia. Ad abundantiam, quasi ad nauseam. Scrittore cattolico a tutti gli effetti, anche se sui generis. E cosa mi fa? Fa un figlio, al di fuori del matrimonio, contravvenendo a quei precetti della Chiesa che esaltava, e non lo riconosce neppure, rifiutando la paternità, allontanando da sé il proprio figlio e, quindi, negando le basi dell’amore cristiano e non?

Pare strano che uno scrittore che ha deciso di rimanere in un campo di prigionia tedesco piuttosto che tradire il giuramento al re e aderire alla Repubblica di Salò, che ha deciso di finire in carcere convinto al 100% di aver detto la verità su De Gasperi, rifiutandosi di chiedere la grazia, si sia fatto intimorire dagli effetti politici di una storia di tal genere e che, quindi, l’abbia taciuta, contraddicendo in maniera lampante gli insegnamenti di quel cattolicesimo, di cui si faceva pubblico paladino.

La cosa mi puzza. Ma tant’è.

Niente moralismi: Guareschi rimane grande, grandissimo scrittore e la vita privata è affar suo.  Ma anche niente illusioni: Guareschi tipico esempio del cattolicesimo italiano: spudoratamente ipocrita.

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