E’ finita quando è finita

Si è concluso il Festival del Cinema di Venezia, ma a me dei vincitori o degli esclusi dai premi non frega poi molto. Frega invece la rivalutazione in atto di Sylvester Stallone, attore assurto a livello di icona, mito cinematografico negli anni ’80 che, dopo un periodo calante, sembra essersi ripreso anche se i livelli di popolarità e fama di 20 anni fa sono ben che lontani.

Pazienza, Stallone è un mito, bravo regista e sceneggiatore (più di quanto si pensi), molto furbo o, comunque, non proprio idiota (sa quel che voleva il pubblico e come lo voleva e lui glielo dava), capace anche di indubbie delicatezze (come i soliloqui di Rocky di fronte alla tomba dell’amata moglie, che ricordano gli analoghi soliloqui di Wayne nel film di Ford, I cavalieri del Nord-Ovest). E che adesso Venezia ne riconosca le qualità fa piacere. E sorridere: sorridere per come il mondo del cinema, americano ed europeo, ha giudicato negativamente (talvolta, però, a ragione) i film di Stallone.

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