Endorsement all’amatriciana

Voto Franceschini. Meglio: voterei Franceschini, se decidessi di partecipare alle primarie del PD. Infatti, poiché odio gli intruppamenti di ogni genere (culturali, politici, religiosi), poiché non voglio finire in un modo o in un altro iscritto ad un partito che mi rappresenta solo parzialmente, non andrò a votare alle primarie. Mi ritengo onesto intellettualmente e voglio comunque esprimere la mia preferenza. Scelgo Franceschini.

Non ho nulla contro Bersani, il principale rivale dell’attuale segretario del Partito Democratico. Anzi, lo stimo moltissimo. Ottimo ministro: riformatore e liberalizzatore, insomma moderno.  Politico arguto, diretto e schietto, senza fronzoli o bizantinismi e tatticismi. Semplice nel parlare, non semplicistico o banale. Competente, veramente competente. Peccato che talvolta (soprattutto ultimamente) dia l’impressione di essere stanco, meno brillante del solito. Ad ogni modo, Bersani sarebbe un valentissimo segretario del PD, un avversario ostico per quel facilone di Berlusconi.

Continuo, però, a sostenere Franceschini. Come ho detto e scritto in diverse occasioni, non mi piacque il comportamento di Bersani quando Veltroni lasciò la segreteria. Pur non avendo nulla da perdere, semmai avendo la possibilità di mostrare di possedere grande coraggio politico, Bersani si tirò indietro e decise di non concorrere  alla guida del PD. Alla fine, nolente o volente, Franceschini si sobbarcò questo pesante fardello e fece il possibile e l’impossibile per evitare il tracollo del PD alle europee, riuscendoci solo in parte. Ma, almeno, fece vedere a tutti quanti, specie a chi fortemente dubitava di lui, di che pasta era fatto, da quale coraggio politico era mosso. Da qui, da questo gesto, forse obbligatorio (ma fino ad un certo punto), nacque la mia simpatia per Franceschini e la mia delusione nei confronti di Bersani. Delusione che si rafforzò nei mesi successivi a causa di alcune scelte compiute o non compiute dallo stesso Bersani.

Bersani non ha preso le distanze tra alcuni dei responsabili dell’affossamento del PD. E sto parlando di Bassolino, disastroso per l’immagine del partito a livello nazionale e deleterio per il governo della Campania. Il governatore napoletano  fa parte della corrente bersaniana  e, spudoratamente disgustoso, insultò (“anche le pulci hanno la tosse”) Franceschini, il quale l’aveva osato criticare duramente, promettendo anche che, se avesse vinto le primarie, gli  avrebbe  tolto incarichi di vertice. Piuttosto che prendere le distanze da tale figuro, Bersani l’ha voluto con sè.

Bersani è appoggiato da  Massimo D’Alema, che ai miei occhi rappresenta quanto di più lontano dal modo di fare politica dello stesso Bersani. D’Alema ha attaccato più volte pesantemente Franceschini, accusandolo tra le altre cose di non essere all’altezza della situazione politica e di essere stato corresponsabile della debacle del partito. Parla proprio lui che negli ultimi 20 anni ha ricoperto ruoli di assoluto prestigio nel centro-sinistra, proprio lui che è l’inconcludente e perdente tatticismo fatta persona, vanitoso ai limiti dell’eccesso e innamorato del suo pseudo-intellettualismo, politico politicante che non ha mai fatto nulla di nulla di rilevante per il nostro Paese (parlo del Paese – fabbriche, scuole, aziende – non sezioni di partito), privo di qualsiasi progettualità non solo futura ma anche presente e passata .

Bassolino, D’Alema. Come compagni di viaggio, Dio ce ne scampi. Ma Bersani li ha scelti. Il che mi ha dato infinito fastidio, soprattutto perché in questo modo Bersani ha in parte deluso le aspettative, le buone impressioni che avevo e che tutt’ora ho su di lui.  Sono però convinto – e il sorriso sornione del politico emiliano può essere un indizio – che  si renderà autonomo da quei due . Sarà lui – penso, spero – a tenerli a bada e, in un futuro più o meno prossimo, a metterli in un canto. Vana speranza, forse, ma Bersani può farcela.

Tuttavia stiamo parlando di cose future, ipotetiche. Allo stato attuale la mia scelta ricade su Franceschini ,che da figure simili non s’è fatto circondare. Semmai il suo schieramento fa una certa pena per quanto fragile appare: Rutelli che è sull’orlo del divorzio politico, Fassino isolatissimo tra i suoi (da quando ha scelto l’ex DC, gli hanno fatto terra bruciata e in questa operazione s’è distinto, guardacaso, D’Alema), la Serracchiani (la Serracchiani!!!), oggetto di numerose e talvolta meritate critiche.

Il povero Franceschini, inoltre, ha un’idea del partito che più mi aggrada:  un partito a vocazione maggioritaria. L’intuizione di Veltroni (e di Prodi, padre nobile del PD) non era e non è teoricamente sbagliata. Certo, la prova dei fatti (le elezioni nazionali e quelle europee) ha dimostrato la sua inconsistenza, frutto (forse) dello scenario entro cui andava ad inserirsi e il modo in cui è stata sviluppata: il centro-sinistra debolissimo per la mediocre prova data al governo e la disastrosa  percezione che ne aveva gran parte dell’elettorato, la guida debole di Veltroni, l’efficace propaganda politica di Berlusconi. Ma un partito riformista, all’americana o all’inglese, non condizionato dai giochetti del centro nostalgico dell’UDC e dei gruppuscoli di sinistra, è necessario per la crescita del nostro Paese. Mentre, se ho capito bene,  il progetto di alleanze politiche di Bersani che guarda a sinistra (estrema), senza trascurare il centro, non mi convince. Si tratterebbe di un partito a vocazione socialdemocratica con spruzzatine o alleanze centriste. A parte il fatto che la vedo dura mettere in piedi questo progetto socialdemocratico e mantenere unito il partito (Rutelli ha già minacciato di andarsene); a parte il fatto che lo vedo improbabile uno schieramento che parte da Vendola e finisce a Casini, rimango scettico:  forse nel breve periodo questa grande alleanza allungata e sfilacciata può risultare utile per battere Berlusconi , ma nel lungo periodo non riuscirebbe a governare. Bersani può farcela, ma ha un compito veramente difficile.

Comunque, chiunque vinca, Franceschini o Bersani, dovrà delineare un bel progetto di riforma dello Stato italiano: delle sue istituzioni, della sua economia, della sua società

P.S. E Marino? Come vedete non l’ho considerato affatto. Al di là di alcune sue prese di posizione in favore della laicità dello Stato, che possono essere condivisibili, e considerando la sua retorica del nuovo , che risulta essere fine a se stessa soprattutto se uno dei suoi più forti sostenitori è quel trafficone di Bettini, deus ex machina della politica veltroniana degli ultimi anni, Marino rappresenta una candidatura troppo debole.

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