Maurizio Mosca (1940-2010)

Mi rimarrà sempre caro Maurizio Mosca, morto oggi alla vigilia dei 70 anni.

E’ stato uno dei personaggi che ha reso più divertente la mia adolescenza di studente ginnasiale e liceale, quel periodo durante il quale le uniche cose a cui si pensa di solito sono studio, calcio e donne (non in questo ordine, ovviamente).

Patiti di calcio, io e miei compagni di scuola non ci perdevamo nessuna trasmissione sportiva che parlasse del nostro sport preferito: seguivamo specialmente quei programmi dove fossero maggiormente presenti la polemica, l’analisi a cazzo di cane, le urla sguaiate: insomma,  le trasmissioni più divertenti. Sto parlando del Processo del lunedì, condotto da quel monumento del giornalismo italiano, Aldo Biscardi, e del rivale che per alcune stagioni Mediaset volle contrapporgli:  l’Appello del Martedì che aveva protagonista Maurizio Mosca.

Ecco: divenni appassionato seguace delle avventure di Maurizio Mosca partendo proprio dall’Appello del martedì. E’ vero che i miei primi ricordi di Mosca in tv risalgono agli anni ’80, quando interveniva in alcune trasmissioni sportive di Telemontecarlo, dove all’epoca trovava dignitoso spazio il calcio anche con telecronache in diretta. In uno di questi programmi, condotto da quello che era il volto del calcio sulla tv monegasca, tal Colombo, si parlava di calcio mercato, ovviamente con Mosca, e si dava la notizia del possibile interessamento del Torino nei confronti di Socrates. Una bomba ante litteram. Peccato che il giorno prima era stato ufficializzato l’acquisto del giocatore brasiliano da parte della Fiorentina. Insomma, un  po’ quanto avvenne nell’Allenatore nel pallone con il calciatore Junior fasullamente venduto alla Longobarda di Banfi/Canà, mentre se lo era già preso il Torino. Il bello della registrata che aveva prodotto questo sfasamento di notizie.

Ad ogni modo, fu l’Appello del Martedì a farmi conoscere meglio Mosca. Che trasmissione: più dozzinale, caciarona, confusionaria, trash si direbbe oggi, del Processo del Lunedì, il quale all’epoca era considerato da tutti, unanimamente quindi, la peggiore trasmissione della tv pubblica. Ebbene, Mosca con le sue esagerazioni, le sue sparate cazzate (a cui noi giovani ingenui abboccavamo come pesci decerebrati), con i suoi lazzi, con i suoi guittismi, con i suoi istrionismi, con le sue urla inciacciate, riuscì a far di meglio o di peggio di Biscardi.  Per non parlare dei suoi ospiti: Villaggio che giaceva in un letto insieme a Moana Pozzi, che, non so quanto distrattamente, faceva intravedere i capezzoli dei suoi abbondanti seni; il livoroso Sivori; la moglie di Collovati; vallette pettorute secondo il classico stile della tv berlusconiana, che svenivano dietro a Mosca, il quale imperterrito continuava la trasmissione, ignorando volontariamente quanto accaduto alle giovani.

Altri però furono gli ospiti miracolati da Mosca: Helenio Herrera, il mago che con la sua Inter segnò la storia del calcio italiano, uno dei guru sportivi del nostro Paese, quasi ridotto a spalla macchiettistica del buon Mosca, capace però di mostrare un senso dell’ironia e dell’autoironia notevole (o forse era semplicemente rincoglionito come commentava Peo Pericoli/Teo Teocoli ospite della Gialappa’s); e Giampiero Mughini, che salì all’empireo televisivo, diventando quello che è diventato come personaggio tv proprio grazie alle ospitate da Mosca, ai suoi litigi a base di “abborrrro” con il regista Franco Zeffirelli. Spero che Mughini ringrazi Mosca domani su Libero, lo celebri come solo lui sa fare: scriva in memoria di uno dei suoi tre mecenati, gli altri due essendo Montanelli (dal punto di vista giornalistico) e Nanni Moretti (dal punto di vista cinematografico).

Certo, Mosca fu protagonista di altre imprese televisive, Calciomania o Guida al Campionato, ma fu l’Appello del Martedì a rappresentare il luogo ideale, perché gli consentì di mostrare le sue doti di simpatico ed innocuio clown del giornalismo sportivo, il quale spesso e irrazionalmente si prende troppo sul serio: in quel programma Mosca strabordava, era immenso nella sua evidente incapacità di condurre una trasmissione. Era ridicolo, ingenuamente, involontariamente ridicolo. Mi ricordo un suo scazzo con Bettega. Alla fine Bettega, in collegamento da Torino, lasciò lo studio, permaloso come era. Per nulla turbato della fuga dell’ex giocatore juventino, Mosca lo apostrofò: “Vattene, vattene va. Vai dal tuo amico, tanto siete uguali. Vai da Ormezzano. Tanto avete gli stessi capelli”. Gli stessi capelli???!?! Ora Ormezzano Giampaolo è pelato, Bettega ha i capelli grigi. I misteri di Mosca.

Sempre all’Appello del Martedì Mosca condusse una battaglia a favore del bel gioco, esaltando il Milan di Sacchi fino alla nausea e prendendosela, anche pesantemente, con il massimo rappresentante del giornalismo sportivo italiano nonché fautore del risultato ad ogni costo e del catenaccio, ossia Gianni Brera. Scontri tra titani. Alla fine i due si riappacificarono al Processo del Lunedì, dove Biscardi era riuscito a metterli insieme, dopo che Mosca aveva lasciato Mediaset. Era come far lavorare nello stesso giornale Bocca e Montanelli.  All’epoca Biscardi poteva tutto.

Con Biscardi la stella di Mosca continuò a brillare, dando vita a siparietti comici e sparando cazzate a destra e a manca (anche se fu lui ad annunciare l’acquisto di Ronaldo da parte dell’Inter). Siparietti che fecero la fortuna della Gialappa’s, fan del giornalista fin dai tempi di Mediaset (e gli regalarono un stroboscopico pendolino, lo strumento con cui solitamente Mosca profetizzava i risultati delle più importanti partite nonché i marcatori), o di Blob. E mi ricordo Biscardi e Mosca che, insieme, si auto-scimmiottavano come regalo per uno dei compleanni della trasmissione di Raitre.

E come dimenticare un altro intervento di Mosca al Processo, quando queste venne trasmesso sulle frequenze di Telemontecarlo/La7? Mosca era collegato dal letto di un ospedale, dove era ricoverato a causa di un brutto incidente automobilistico. Il giornalista era tutto fasciato, con il braccio legato intorno al collo, sofferente il possibile e l’impossibile – così almeno era quanto diceva. Raccontando la dinamica dell’incidente, Mosca rivelò che non stava indossando la cintura. Tutti, pure Biscardi, presero la palla al balzo per sottolineare l’importanza della cintura mentre si è in auto. Incurante delle dichiarazioni altrui e della propria (indicibile) sofferenza, Mosca affermò che avrebbe continuato a non indossare la cintura.

Questo era Maurizio Mosca. Una persona semplice.  Semplice nell’ammirazione per giocatori come Rivera, Maradona, Baggio, Del Piero. Semplice nell’adorazione sconfinata verso Berlusconi. Semplice nell’amore infinito per la madre cieca, che accudiva caritatevolmente. Semplice nel domandare a Lapo Elkann, reduce da poco dal festino con i trans: “Lapo, lei che si intende di belle donne, cosa ne pensa della nostra valletta?”

Questo era Maurizio Mosca.

Riposi in pace.

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