Atene e Gerusalemme

Dio e uomo. Religione e filosofia. Fanatismo e relativismo. Tutto o nulla. Termini spesso in contrapposizione, talvolta inconciliabili, costituiscono l’argomento principale di due film tra loro diversi, per quanto si rifacciano al mondo classico, quello dei greci e dei romani. Sto parlando di Agorà e dello Scontro tra titani.

Il primo è una biografia. Ambientata negli ultimi decenni dell’impero romano, racconta la storia di Ipazia, astronoma ma anche filosofa e docente, che ad Alessandria d’Egitto ha a che fare con il paganesimo in fase calante e le religioni monoteistiche, soprattutto il cristianesimo, in fase ascendente. Donna indaffarata, la nostra. Non paga di insegnare i principi della fisica, della geometria e di tanto altro ad una classe di baldi giovani (alcuni non proprio giovanissimi), si impegna  a risolvere il mistero dell’universo, il moto delle stelle, la posizione della Terra (e quindi dell’uomo), per nulla convinta della teoria tolemaica. Laica tutta d’un pezzo o agnostica che dir si voglia, si trova al centro di scontri religiosi che vedono cristiani ed ebrei ricorrere alla violenza contro  i pagani,  di cui Ipazia, seppur scettica, fa parte. Risultato finale: con il beneplacito di un impotente impero, i monoteisti conquistano e saccheggiano e devastano la famosa biblioteca di Alessandria, dove Ipazia insegnava. La nostra con i suoi studenti riesce però a salvare qualche rotolo e prosegue nei suoi studi di astronomia.

Pace? Solo temporanea. Continuano gli scontri, questa volta tra ebrei e cristiani. Vincono i secondi che, non contenti di rappresentare la religione principale, vogliono dettare legge anche sul potere temporale, i romani, chiedendo a loro di consegnare Ipazia stessa. Il motivo: secondo i dettami del cristianesimo (San Paolo dixit et scripsit), è inconcepibile che una donna possa condizionare il comportamento di uomo e si dimostri indipendente ed autonoma. Ipazia non accetta di sottomettersi alla nuova religione imperante, dal momento che la sua natura le impone di dubitare di ogni cosa. Altri scontri, altra violenza: e la fine è scontata. Destino tragico per la nostra protagonista, giunta ad un passo dal superamento della teoria tolemaica.

Tra mille sorprese, tematica non dissimile in Scontro tra titani. Remake di un film degli anni ’80, dagli effetti speciali tipici delle pellicole degli anni ’60 con i mostri realizzati con la plastilina, che in passato Italia Uno era solita trasmettere durante le festività natalizie. Nulla di storico, quindi. Al massimo una rappresentazione molto lata della mitologia greca. Gli uomini sono stanchi delle divinità: non credono in Zeus e compagnia cantando, ne distruggono le statue. Credono che i veri, gli unici padroni del mondo siano loro. Gli dei non la prendono bene. E si incazzano. Zeus dà semaforo verde al fratello Ade che si scatena, ponendo un ultimatum alla città di Argo, centro di questo agnosticismo che si andava diffondendo: o viene sacrificata al mostro Kraken  la figlia del re, Andromeda (che, gli argivi, osano considerare più bella delle dee) o l’umanità viene distrutta. I “laici” tentennano, i religiosi non ci pensano due volte e si apprestano al sacrificio ,catturando Andromeda.

Ma c’è il nostro eroe: Perseo, figlio di Zeus, la cui famiglia adottiva (alcuni pescatori) era stata distrutta da Ade, il quale tra le alte cose vuole scatenare il Kraken per poi dare l’assalto all’Olimpo. Ad ogni modo, Perseo ha un conto aperto con le divinità. Non ne accetta l’aiuto, non segue il consiglio del padre celeste che lo invita con lui sull’Olimpo, vorrebbe fare tutto da solo per evitare che Andromeda venga uccisa dal Kraken e per vendicarsi di Ade. Acconsente al massimo di venir aiutato da un gruppo di soldati di Argo, due cacciatori, la semi-divinità Io (una gran bonazza) e qualche mostro fatto di carbone e legna. Dopo mille fantastiche peripezie il nostro ce la farà a salvare Andromaca, grazie però anche all’aiuto offerto dalle divinità.

Mi sono dilungato sulla trama per far capire che, pur trattandosi di film diversissimi, dai toni pesanti il primo (soprattuto con i dialoghi che spiegano le varie teorie sull’universo… due coglioni), leggero come una piuma il secondo (forse troppo veloce nella sceneggiatura), rimane un fatto incontestabile: passano i millenni e siamo ancora qui a indagare il rapporto tra la fede e la ragione. Senza trovare una risposta.

Una Risposta to “Atene e Gerusalemme”

  1. Romanitas 2010 A.D. « peppone Says:

    […] 2010 A.D. Di c1a7 Stavo al cinema a vedere il film Ipazia con l’amico […]

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