Moro, un caso?

E’ morta Eleonora Moro, moglie del politico democristiano ucciso dalle Brigate Rosse.

Non voglio discutere adesso dell’azione politica del leader dc: ideologicamente, filosoficamente, pragmaticamente e, quello che è più importante, storicamente lontano dal sottoscritto. Unico aspetto passabile era la sua capacità di trattare, trattare, trattare, di cercare il compromesso. Peccato che poi il compromesso da mezzo diventava fine, unico fine. Fermiamoci qua. Il discorso sarebbe troppo lungo e, forse, noioso.

Però una cosa voglio dirla. Molti criticarono il Moro prigioniero delle Brigate Rosse, il quale, pur di veder salva la vita, spinse per la trattative, attaccò pesantemente chi si opponeva ad essa, accettò di buon grado di scendere a patti con i terroristi. Inaccettabile: Moro era un rappresentante di quello Stato che le BR volevano abbattere, Moro cercava il dialogo con degli assassini. Trovare un accordo con i brigatisti, insomma, significava mandare a puttane lo Stato italiano o quello che ne rimaneva.

Vero, tutto vero. Si tratta di critiche inoppugnabili, logiche, razionali. Ma, a parte il fatto che, come dimostra efficacemente Sciascia, il Moro della trattativa non era così differente dal Moro politico, chi sarebbe stato capace di comportarsi diversamente, se si fosse trovato nelle stesse condizioni di prigionia (e morte pendente) affrontate dal politico pugliese?  Chi sarebbe stato saldo come una roccia, sprezzante la vita e la morte? Pochi, molto pochi. La stragrande maggioranza delle persone, anche di quelle che presero le distanze dal Moro prigioniero, avrebbero pensato e detto le sue stesse affermazioni: avrebbero accettato qualsiasi cosa pur di far contente le BR e salvare la propria vita. Al diavolo lo Stato, i morti. Al diavolo la legge se diventa possibile portare a casa la propria pelle.

Viltà da parte di Moro? Non esageriamo. L’uomo si comporta (si può comportare) anche così, se ha di fronte la morte, se ama la vita. Io forse, anzi quasi sicuramente, avrei fatto lo stesso.

Moro voleva vivere. Basta leggere le sue lettere ai familiari. Basta leggere queste righe alla moglie Eleonora per provare a spiegarne il comportamento durante la prigionia: ‎”Mentre lasciamo tutto resta l’amore, l’amore grande grande per te e per i nostri frutti di tanta incredibile e impossibile felicità. Che di tutto resti qualcosa. Ti abbraccio forte, Noretta mia. Morirei felice, se avessi il segno di una vostra presenza. Sono certo che esiste, ma come sarebbe bello vederla”.

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