Inabissandosi ossia sulla doppia libidine con i fiocchi

Talvolta sono preso dall’orrido, dalla voglia di toccare con mano o di vedere con perverso e sadico gusto il male o il brutto che c’è intorno a noi, che ci circonda. Ammirare senza ragione (o se c’è,  non lo so spiegare chiaramente) l’abisso.

Ieri è stata uno di quelle volte. Ieri, infatti, mi sono goduto su Sky Cinema il film Torno a vivere da solo, sequel del classico (???) della commedia italiana, Vado a vivere da solo, che ha lo stesso protagonista, l’oramai bolso Jerry Calà. Godere è una parola forte anche perché non ho visto il film per intero: non ce la facevo, ne guardavo cinque minuti e poi cambiavo canale disgustato; tuttavia l’abisso, sempre in agguato, mi chiamava a sé e ne vedevo altri cinque minuti; nauseato, facevo ancora zapping. Così per tutta la durata della pellicola.

Non vi sto a raccontare la trama: non l’ho capita bene. Non vi sto a descrivere i dialoghi di una sciatteria, di una mediocrità, di una banalità, di una volgarità senza mordente, al limite dell’allucinante. Non vi sto a parlare degli attori, imbarazzanti, tra cui primeggiava Don Johnson, il bianco di Miami Vice, per anni icona dell’eleganza, della figaggine, di tutto. Alquanto ingrassato per il troppo bere, è l’amico latin lover di Calà e parla (doppiato, of course) con perfetto accento meneghino, da cumenda puttaniere. Abisso.

Non posso a fare meno, però, di segnalarvi alcune perle. Calà è stato cacciato da casa. Iacchetti, che interpreta l’amico gay, gli trova un appartamento – che forse è lo stesso del primo film: ad occhio non mi pare, ma facendo zapping mi sono perduto alcuni dettagli. Il lavandino del bagno è a forma di culo di donna con annesse gambe. Calà non ci crede e si scatena, simulando per un trenta secondi (e non esagero) una serie di amplessi con il lavabo. Abisso tempestoso.

E ancora. Durante una cena natalizia Iacchetti rivela di voler sposare una brasiliana. Sorpresa dei commensali: non era frocio? Il comico rivela che la brasiliana non è brasiliana ma brasiliano: eh già, un bel viados con annessi attributi. E sugli attributi si scatena l’ironia di Calà. Il quale, non contento della propria sagacia, commenta: “visto che vi sposate, allora andate in pace e pene”. Pace e pene. Abisso infinito.

Per chiudere in bellezza un inutilissimo discorso di Mara Venier e Calà che si scatena in un locale notturno circondato da zinnone al vento.

Rischioso innamorarsi dell’abisso.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: