Recensione tardiva

Alla fine di questa estate una polemica ravvivò le pagine culturali di alcuni giornali italiani, in prima fila Corriere della Sera e Il Giornale. Oggetto del contendere: una (presunta) censura da parte della casa editrice Il Mulino nei confronti del libro del professore Giovanni Orsina dedicato alla figura del segretario del partito liberale, Malagodi,  e al su ruolo di opposizione al centrosinistra.

Censura? In Italia? Nel ventunesimo secolo? Ebbene sì: secondo il diretto interessato, Orsina, la casa editrice bolognese non aveva voluto pubblicare il suo libro (poi uscito per i tipi della Marsilio con il titolo L’alternativa liberale), perché trattando il percorso politico di Malagodi lo storico finiva per dare spazio e valore e dignità ad uno schieramento ostile al centrosinistra, di cui Il Mulino veniva considerato il padre spirituale e culturale. In sintesi: Orsina era colpevole di lesa maestà.

Per Il Giornale era un’occasione troppo ghiotta da non gustare. Ed infatti i suoi opinionisti fecero le pulci alle scelte editoriali della casa editrice bolognese, contestandone il monopolio nel campo della cultura politica, accusandola di aver tradito con il passare del tempo l’insegnamento prettamente liberale di uno dei suoi fondatori nonché editorialista dello stesso quotidiano, l0 scomparso professore Nicola Matteucci, tacciandola di simpatia filo marxiste,  arrivando ad attribuire a Romano Prodi (membro autorevole de Il Mulino) ogni responsabilità politica per questa deriva catto-comunista e ad accusare il professor Scoppola (morto anni fa) di aver avallato una versione agiografica (e, quindi, storiograficamente inesistente) dei benefici del centrosinistra.

Parole ed argomenti forti. Un po’ troppo forti. A dire il vero i rappresentanti del Mulino non seppero difendersi efficacemente dalle accuse degli uomini di Feltri. Memorabile la lettera di risposta al quotidiano da parte del capo della sezione storia della casa editrice, Ugo Berti. Questi avrebbe potuto spiegare che molti dei testi editi da Il Mulino non possono essere giudicati sinistrorsi o catto-comunisti, citando come esempi due libri protagonisti del dibattito storiografico degli ultimi anni, la biografia di De Gasperi firmata dal docente univeritario Piero Craveri (che ha lavorato a strettissimo contatto con il professor Quagliarello, ora senatore PDL) e il volume sui primi anni del MSI di Parlato (seguace di De Felice quanti altri mai nonché collaboratore stretto di Francesco Perfetti, a sua volta editorialista de Il Giornale e tra i protagonisti degli attacchi alla casa editrice). Berti avrebbe potuto aggiungere che in una delle sue opere più importanti, La Repubblica dei partiti (edizione proprio Il Mulino), Scoppola non fu affatto timido nell’ evidenziare le lacune e i gravi difetti che segnarono la storia del centrosinistra in Italia. Ma Berti non fece nulla di tutto ciò. Non fu deciso nella sua risposta. Anzi. Incorse (o chi per lui) in un errore alquanto grossolano e comico.  Affermò che uno dei testi de Il Mulino ricevette una recensione positiva da Giampiero Mughini, “proprio dalle colonne de Il Giornale”. Peccato che, come fece notare uno dei giornalisti, Mughini scrisse quell’articolo per Libero. Se Berti è così attento anche nella lettura dei saggi stiamo freschi…

Questo il contesto, lo scenario. Ma il libro di Orsina? Beh, l’ho letto. E’ devo dire che forse quelli del Mulino non avevano tutti i torti a bocciarlo. Battute a parte, mi sono trovato di fronte ad un libro veramente imperfetto. Certo, c’è un’attenta ricerca negli archivi, c’è l’uso certosino delle fonti, c’è la scoperta di molto materiale inedito. Efficace la ricostruzione del rapporto non proprio idilliaco tra industriali e partito. Giusta l’interpretazione di Malagodi come fedele sostenitore della formula centrista: non un bieco reazionario, ma un vero liberale.

Peccato però le ripetizioni. Peccato un’esposizione talvolta non chiara, confusa. Peccato l’uso eccessivo degli anacoluti, che appesantiscono la lettura. E soprattutto: peccato aver  trascurato quasi totalmente il dibattito che emerse nel partito liberale con la svolta di destra determinata dall’avvento di Malagodi eche spinse la parte sinistra del PLI ad abbandonarlo e a fondare il partito radicale. Peccato non aver approfondito il tentativo di costruire una grande destra, che includesse PLI, MSI e PNM, dal momento che, incentrandosi esclusivamente su Malagodi, Orsina non si perita di raccontare anche sinteticamente gli atti e le parole che missini e monarchici fecero e dissero per coinvolgere il segretario dei liberali.  Peccato non essersi dilungati molto di più sull’atteggiamento del partito (e di Malagodi) verso i primi anni del centro-sinistra, visto che preponderante è la parte dedicata alla crisi del centrismo (governo Tambroni incluso).

Concludendo: un’occasione sprecata. Al massimo un discreto punto di partenza per una riflessione su quel periodo storico e sul movimento liberale che però dovrà essere più completa di quella fornita da Orsina.

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Una Risposta to “Recensione tardiva”

  1. Me culpa | peppone Says:

    […] fa recensii negativamente “L’alternativa liberale”, il libro dello storico  Giovanni Orsina che ricostruisce la figura di Giovanni Malagodi e ala sua opposizione al centro-sinistra. Alcune […]

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