Checco Zalone

Forse sto invecchiando e il cuore mi si intenerisce. O forse sono le festività natalizie e mi sento più buono. Fatto sta che, dopo aver scritto bene di Renzi (per non parlare di Saviano), continuo nella mia opera di rivalutazione positiva e spezzo una lancia a favore di Checco Zalone.

Proprio così: voglio dare un giudizio positivo su Checco Zalone. O, meglio, voglio correggere il tiro di certe mie passate riflessioni, che erano di assoluta condanna del comico pugliese.  Non mi esaltava affatto. Le sue esibizioni a Zelig mi lasciavano indifferente. Il suo italiano raffazzonato mi riportava ai tempi delle gag televisive di De Filippo o Pietro De Vico o i fratelli De Rege. Il suo inno dei mondiali 2006 “Siamo una squadra fortissimi” mi faceva quasi pena. I peana pubblicati sui principali quotidiani (ho ancora nella memoria gli articoli elogiativi, entusiastici, di Aldo Grasso e di Pierluigi Battista – Battista! – sul Corriere della Sera), che me lo dipingevano come il più grande  e sagace e divertente genio televisivo degli ultimi dieci anni, me lo rendevano antipatico. Sono fatto così: più è unanime l’entusiasmo verso una persona e più divento scettico delle sue qualità.

 Pur essendo molto più intelligente della media dei comici italiani, Zalone finiva per esser furbo come la maggioranza dei suoi colleghi: si limitava a dare quello che il pubblico voleva. O, peggio: solo quello che il pubblico era capace di comprendere. Cioé: roba di mediocre qualità, senza mordente, senza spessore. Insomma, “caro pubblico, vuoi la merda? E io te la do. Tu ridi e intanto io divento ricco”.  Non sarà stato sicuramente questo il ragionamento di Zalone. Ma è quanto io percepivo: una persona che sprecava il suo talento, la sua intelligenza, che invece traspariva (e traspare) dalle interviste che realizza. Non osava, non volava alto. Satira innocente, battute elementari, testi di canzoni sciapi. Niente di trascendentale. O, comunque, niente che ne giustificava l’entusiasmo da parte dei fan e dei giornalisti.

Ebbene, ho cambiato opinione. Parzialmente. L’imitazione di Vendola, che ha fatto dalla Dandini e che gira su internet, è fenomenale: volontariamente o involontariamente, mette a nudo il ridicolo che c’è nel politico pugliese, soprattutto questi quando parla, cioé sempre. Guardando l’imitazione, si capisce immediatamente quello che è Vendola: un affabulatore che racconta un sacco di frescacce. Insomma, il re è nudo. Come divenne nudo Bertinotti dopo la magistrale imitazione di Corrado Guzzanti: non più un credibile e serio politico della sinistra radicale, amico dei lavoratori, ma un essere pieno di prosopopea che raccontava una cascata di fandonie. Vendona come Guzzanti? Magari.

L’importante è che Zalone si veda più come un nuovo Guzzanti che come comico da Zelig. E che si ripensi come attore cinematografico: non si limiti cioé a portare sempre e solo il suo personaggio televisivo anche sul grande schermo. Come ha fatto con Cado dalle nubi, visto su Sky. La pellicola è desolante. Ci sono battute divertenti, simpatiche. Ma la trama è banale. Le scenette scontate. La figura del “terrunciello” pugliese trapiantato a Milano, non è originale: è stato lanciato trent’anni or sono da Porcaro (pace all’anima sua) e da Abatantuono. Lo stesso intercalare di Zalone, quell’italiano sui generis, potrebbe essere divertente in una recita scolastica (scuola media, perché già al liceo il livello è più alto), non al cinema. Lino Banfi ci ha abituato a ben altre performance. Lo stesso Gianni Ciardo – cioé, dico, Gianni Ciardo – non sfigurerebbe di fronte allo Zalone attore di cinema. 

La parola d’ordine per Zalone dovrebbe essere una sola: cambiare passo. Lo può fare, lo deve fare.

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Una Risposta to “Checco Zalone”

  1. Checco Zalone/2 « peppone Says:

    […] (Che bella giornata) ha battuto il record di incassi di Avatar, almeno nei primi giorni. Su Zalone ho già detto la mia e non mi ripeto. Non posso far altro che constatare che si sta trasformando nel nuovo Re Mida. […]

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