Recensione spot

Appena visto il primo dvd della collana della Gazzetta dello Sport dedicata ai miti del wrestling degli anni ’80-’90. Protagonista della prima uscita: Hulk Hogan.

C’è poco da dire: si tratta dell’evento editoriale dell’anno. Otto incontri, il primo risalente al 1980 e contro Andrè The Giant, che ricostruiscono la nascita del mito di Hogan. Molte le chicche: a parte le interviste ai protagonisti degli incontri, parecchi match sono totalmente inediti in Italia. Basti pensare alla conquista del titolo WWF da parte di Hulk contro lo Sceicco di Ferro. O allo scontro contro Big John Studd o a quello contro Paul Orndroff all’aperto a Toronto.

Ma tutti i combattimenti sono da vedere. Rozzi, caciaroni, lenti, sudatissimi, poco glamour, meno appariscenti e spettacolari di quelli di adesso. Più genuini? Forse. Genuino di sicuro il sangue che scendeva copiosamente ai lottatori. Sembrava di assistere ad una scena di The Wrestler, il film con Mickey Rourke. I combattimenti sono importanti anche da un punto di vista storico, perché raccontano il passaggio del wrestling da fenomeno di provincia a messa in scena amata da milioni di persone. Un esempio su tutti: Wrestlemania I, il primo grande evento del mondo della lotta a ricoprire un peso nazional-popolare. Ospiti d’eccezione: Cindy Lauper che nel 1985 era la più importante cantante pop americana (più di Madonna stessa), Mr T (nel pieno della sua fama con l’A-Team), il cantante intrattenitore Liberace (volto storico del mondo dello spettacolo americano) e Mohammed Alì. Come hanno rivelato i commentatori, dal momento che il wrestling negli USA veniva trasmesso a livello nazionale da MTV, s’è trattato, grazie alla presenza della Lauper, dell’esempio di rock&wrestling: MTV e il wrestling si sono aiutati reciprocamente in questa corsa alla fama. Sarà vero?

A parte queste annotazioni culturali, c’è Hulk Hogan  e questo dovrebbe bastare. Carisma allo stato puro. Intrattenitore all’ennesima potenza. Poco tecnico, poco spettacolare (soprattutto rispetto ai lottatori dei giorni nostri), emanava però fascino da tutti i pori. Una montagna di puro divertimento. Incarnava il grande buono che metteva a posto i cattivi di turno. Insomma, un mito, che ha reso popolare il wrestling. Un mito che si è costruito attraverso incontro leggendari. Contro King Kong Bundy nella gabbia: tra le altre cose, la sigla che accompagnava KKB sul ring era la colonna sonora del film Fuga da New York. E, ovviamente, contro Andre The Giant a Wrestlemania III. Incontro leggendario perché Andre The Giant non aveva mai perso: ci credo! era una montagna di 2 metri e 20 (in realtà, secondo me, dieci centimetri di meno) e dal peso di oltre 2 quintali e mezzo. Perché, incredibile, Hulk Hogan partiva sfavorito. Perché c’erano oltre 90 mila spettatori allo stadio Pontiac a guardarlo: l’evento al chiuso negli USA che ha avuto il maggior numero di persone, secondo solo ad una messa del Papa Giovanni Paolo II. Così dicono: non sarà vero, ma quando la leggenda supera la realtà, stampiamo la leggenda.

Incontro leggendario, insomma. Anche perché Hogan vince, riuscendo a sollevare Andrè The Giant – cosa che tutti ritenevano impossibile (Hogan, in verità, l’aveva già fatto nell’incontro dell’1980). Uno shock per tutti. Anche per il sottoscritto che vide l’incontro su Italia Uno: che emozione. Grazie anche alla telecronaca di Dan Peterson.

E proprio Dan Peterson è una delle voci del dvd  insieme a quelli che dovrebbero essere i commentatori odierni del wrestling su Sky, Posa e Franchini (mi sa che uno dei due ha gestito per anni un sito sul wrestling non perdendo occasione per criticare il pressapochismo dei commenti televisivi di Peterson). I tre si amalgamo bene: sono dei pasticcioni, sbagliano i nomi, fanno confusione (Peterson arriva a chiamare Mr T Mr C), urlano, sbraitano, dicono frasi senza senzo o lontanamente parenti dell’italiano, però sanno intrannere. E poi sentire Peterson che esclama gasato, pur trattandosi di incontri vecchi di vent’anni e più, “Noow, noow noow” (cioé Noooo),  beh è come ritornare giovani.

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