Cachemire e champagne

Magnifico, come sempre quando si occupa di politica, il Prof. Francesco Perfetti. Su Il Giornale di oggi prende al balzo il pallone lanciato da Berlusconi, ossia le dichiarazioni anti-comuniste del premier (“indosseranno pure il cachemire, mangeranno caviale e champagne, ma sempre comunisti rimangono), fa un tiro stupendo e segna. Grande gol!

Già l’incipit è tutto un programma. Coltissimo e ironico, infila pure una citazione di Leo Longanesi:

Vedere la foto di un Massimo D’Alema elegante, in cachemire, come pure quella degli studenti che protestano con maglione e casco griffati fa venire in mente due pensieri che Leo Longanesi annotò nel suo diario romano del 1944: «Credono di essere a sinistra perché mangiano il pesce col coltello» e «non portare più la cravatta è un atto di indipendenza dai vincoli borghesi». C’è, in quelle immagini, un non so che di falso, di artefatto. Un qualcosa che dà la misura di una tentazione che spinge la borghesia (soprattutto la grande borghesia) ad abbandonare i suoi valori, le sue certezze, le sue solidità intellettuali per adeguarsi alle mode, alle idee, ai comportamenti propagandati dai cosiddetti «intellettuali di sinistra». Da quei personaggi à la page, insomma, che imperversano, con fare saccente, in mondanissimi salotti politico-letterari e sulle pagine di giornali che erano stati portavoce della borghesia produttiva e benpensante del paese. Della borghesia vera, insomma.

Indomito e indomabile, il Professore continua: “La deriva borghese verso la sinistra ha assunto le caratteristiche di un vero e proprio «dandysmo di massa» alla rovescia che ha costruito, poco alla volta, un mondo chiuso, esclusivo, aristocratico, dove regna una nuova solidarietà di classe e dove anche il linguaggio, il «sinistrese», è criptico e iniziatico.

Poi giù addosso contro la borghesia radical-chic, che pavoneggia con gli estremisti, ci va a cena insieme, li vezzeggia. Atteggiamento esecrabile che discende dall’affermazione, all’indomani della fine della seconda guerra mondiale, dell’ideologia gramsci-azionista – storico nemico del Perfetti – che è diventata egemonia culturale.

Questa egemonia ha fatto sì che certi temi, certi autori, certi modi di essere e di pensare non avessero neppure cittadinanza nel mondo della cultura e della stessa società civile in nome di una concezione «virtuista», cioè di una concezione che stabilisce una volta per tutte ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è vero e ciò che è falso. Una concezione – quella tipica dell’azionismo – sottilmente totalitaria, almeno dal punto di vista intellettuale. Ma anche opprimente. E profondamente antiborghese, se per borghesia si intende quel mondo solido, ottocentesco, fatto di certezze e di cose concrete, alieno dall’utopismo e incline a un certo naturale pessimismo sulla bontà innata dell’uomo, ma fiducioso nelle capacità dell’individuo.

Grande il professore cantore del piccolo mondo antico, quell’ottocento borghese, sobrio, pratico, morigerato. Bello, bellissimo: peccato che i borghesi di oggi, quelli che non amoreggiano con il radicalismo di sinistra, quelli che votano centro-destra, si sono scelti un difensore (Berlusconi), che non pare proprio sobrio, pratico, morigerato.

Comunque noi a Perfetti vogliamo bene comunque. Quando scrive di politica. E, soprattutto, quando si occupa storia. E da questo punto di vista consiglio tutti di acquistarne il libro, edito da Le Lettere, Lo Stato fascista (la basi sindacali e corporative). Volume interessante, ben scritto, ottimamente documentato, che punta i riflettori sul corporativismo spesso trascurato dagli studiosi – peccato i tantissimi refusi di stampa.

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