La verità

Ieri commento terrificante di Aldo Grasso sulla Gialappa’s e i suoi ultimi sviluppi televisivi – era da un po’ di tempo che il critico del Corsera stava prendendo di mira l’involuzione del trio. Ieri la stoccata finale.

Commento amarissimo, tanto più che proviene da uno che ha stimato fin dagli albori i tre gialappi, partecipando come ospite a sorpresa a qualche loro trasmissione. E anche io li adoravo. Ora non riesco più a seguirli, a comprendere le loro scelte.

Riporto integralmente il commento di Grasso perché lo condivido totalmente. Il titolo è “I Gialappi arrivati al punto più basso”.

Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla tv, affamate isteriche nude, trascinarsi attraverso programmi da bassifondi cercando un sussulto rabbioso… Che pena, e che tristezza vedere i Gialappi immolarsi alla causa di Maria De Filippi, applicare il loro consunto format al cinismo televisivo, per redimere con un sussulto d’ironia ciò che redimibile non è.

In Mai dire gol c’era un momento di umanissima malinconia, quando i Gialappi congedavano un calciatore non particolarmente fortunato, il brocco di turno, e sottolineavano la sua uscita di scena con un musica struggente. Ebbene, oggi quella musica suona per loro: Mai dire Amici è sicuramente il punto più basso della loro pur folgorante carriera, segna la loro incapacità di crescere, di trovare proposte differenti, di sottrarsi alle logiche più retrive della tv commerciale (Canale 5, mercoledì, ore 23). Per anni sono andati avanti a fare la morale a tutti (a ribadire una loro superiorità canzonatoria) e adesso si trovano nella condizione dell’innaffiatore innaffiato. Ci risparmino almeno la giustificazione che è colpa di Mediaset, che loro avrebbero progetti interessanti regolarmente bocciati, che… Ho visto le menti migliori – i Chiambretti, i Luca e Paolo, le Iene, i Gialappi e tanti altri – entrare nel mondo dello spettacolo per migliorarlo, per marcare la loro diversità, per inondarlo della loro graffiante ironia e poi comportarsi come noi, fare i conti della serva per conciliare ipocrisia e mercede.

C’è qualcosa di antropologico, di carattere profondamente italiano, in questa nostra attitudine a nascere incendiari e a diventare, day by day, pompieri. A coltivare l’indifferenza come tratto stilistico. A trovare argomenti, nascano essi dal nostro rigore o dai nostri capricci, per giustificare qualsiasi scelta.

Forse è stato solo un incubo. Forse Mai dire Amici non è mai andato in onda. Forse dobbiamo solo imparare a venire a patti con l’inessenziale.


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