Effettivamente

Suggestivo il post del giornalista Marco Bracconi sul proprio blog di Repubblica. Secondo me, non ha tutti i torti.

Lo riporto per intero.

Molto prima di Ghedini, Bossi e Verdini, c’è stata Dallas. La saga familiar-petrolifera di Sue Ellen, Pamela, Bobby e J.R che segnò gli anni Ottanta e l’ascesa di Silvio Berlusconi nell’olimpo televisivo.

Ora, a tre decenni di distanza, ecco l’attempato Larry Hagman che posa soddisfatto accanto a Ruby Rubacuori. Il risultato è l’immagine di una ex-minorenne fasciata oro assieme a un ex-divo in cappellone texano. L’icona plastica di una archeologia premoderna ad uso e consumo di reduci teledipendenti e giovani velleitari ma stanchi.

Non c’è immagine migliore per disegnare la parabola del berlusconismo, dalla nascita al basso impero, da J.R. a Ruby Rubacuori.

E’ il cerchio che si chiude, l’involontaria nemesi per un tycoon che si è fatto o avrebbe voluto farsi statista.  Magari durerà un altro po’, ma ormai è un vecchio, vecchissimo miracolo italiano

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