Sucker punch

Ragazze minigonnate, provocanti e procaci. Sparatorie a non finire. Sangue a volontà. Zombie soldati. Giganteschi guerrieri giapponesi. Esplosioni a piovere. Fantascienza. Videogioco.  Insomma: Sucker Punch è un film nerd, nerdissimo. Ma molto di più.

Sicuramente esagero, ma può essere considerato a tutti gli effetti un sintomatico esempio di una delle possibili frontiere del cinema: visionario, eccessivo, azione pura, capace di citare di giocare con i generi (la guerra, la fantascienza, l’action, il thriller psicologico). Non molto diverso da quel capolavoro (non proprio chiarissimo) che si chiama Inception. E, come la pellicola di quel geniaccio di Nowlan, anche Sucker Punch ha una trama particolare: anzi, contiene più trame che si fondono tra di loro, si sovrappongono, sebbene in maniera più semplice di quanto avvenga in Inception

La protagonista è una ventenne: finisce in manicomio per aver ucciso per sbaglio la sorellina. Il bersaglio era infatti il patrigno stupratore della piccolina. Nel manicomio la ventenne deve essere lobotomizzata. Ma, in attesa che venga il lobotomista, la ragazza si allea con delle coetanee e punta all’evasione. La quale viene raccontata attraverso una serie di avventure immaginarie (come se fossero i “quadri” di un videogame). Il finale sarà lieto, ma diverso da quanto ci si potrebbe attendere .

La trama è a tutti gli effetti un viaggio nei generi, cinematografici e ludici, contemporanei. La prima guerra mondiale incontra i morti viventi; il Giappone (cinematografico, anime e manga) si sposa con l’action movie occidentale; il musical abbraccia le trovate narrative di film quali I Soliti sospetti. Per gli amanti della cultura pop una festa. Divertentissima festa. Talvolta eccessivamente confusa, ma da qui a stroncare categoricamente il film, come fa il giornalista Fabio Ferzetti sul Messaggero, ce ne corre.

Il regista Snyder ci sa fare: non c’è dubbio. L’ha dimostrato in 300. L’ha dimostrato con la traduzione cinematografica della complessissima graphic novel, Watchmen. E lo dimostra anche con Sucker Punch. E poi come criticare un regista che in tale film riesce a citare anche Alamo di John Wayne?

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