Beato lui

Trovo orrenda la campagna pubblicitaria – non so come altro chiamarla – che il comune di Roma ha realizzato per la beatificazione di Papa Woytila. Si vede il faccione del defunto pontefice con una frase  che disse anni orsono: “Damose da fa. Semo romani”.

Mi fa cadere le braccia per il provincialismo che la pervade e che sporca anche l’immagine del Papa polacco. E’ il tipico provincialismo (ao’!, anvedi, tacci de pippo, se famo du spaghi) in cui sguazzano i romani, che si esaltano nel Roma caput mundi ma che, alla prova dei fatti, non è altro che Roma capoccia der monno infame. Il provincialismo romano vuole vantare nobili natali, fondandosi su Romolo e Remo, ma risulta becero e finisce miseramente nella pajata, nella vaccinara, nel volemose bbene: e anche il Santo Padre diventa folclore di bassa lega. Come il famoso happening culinario di fronte al parlamento che fecero Alemanno, Polverini e Bossi: uno dei punti più bassi della politica italiana.

La cosa bella è che la frase di Woytila, citata all’inizio, aveva ben altro senso, per nulla elogiativo dei romani. Era un’esortazione, non una battuta da film di Alberto Sordi. Il Papa invitava la cittadinanza a rimboccarsi le maniche, a darsi da fare, a fare qualcosa di positivo. Come si può vedere, i progressi non ci sono stati.

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