Casotto

I giornali italiani rischiano l’autoreferenzialità. Mi spiego: sprecano tempo a commentare i cazzi amari dei concorrenti, che a loro volta rispondono, negando di avere cazzi amari e rinfacciando agli altri di avere cazzi amari. E che cazzi. Scusate il linguaggio, ma l’impressione è che i giornali, nel fare le pulci ai concorrenti, si intortino.

Perché ogni articolo di tale genere diventa, se vuole essere capito dal lettore, per gran parte un riassunto delle puntate precedenti: più la vicenda si complica o parte da lontano, maggior è lo spazio dato al riassunto e minore quello per la notizia vera e propria.

In questi giorni sembra assistere ad una esplosizione di questo genere di articoli, che vede quasi sempre affrontarsi la destra giornalistica e il Fatto di Travaglio. Il caso Ciancimino Massimo: la destra giornalistica fa le pulci al Fatto, il Fatto risponde alle pulci della destra, la destra replica, il Fatto ribatte e così all’infinito. Il caso Ceroni (deputato PDL che il Fatto sostiene aver picchiato la moglie): la destra giornalistica accusa il Fatto di buttare fango, il Fatto rinfaccia alla destra giornalistica di fare lei il fango, la destra a sua volta replica, il Fatto ribatte e così all’infinito. Il caso Misfatto (l’allontanamento dall’inserto satirico de il Fatto dei suoi creatori, Telese e Corradi, a favore di Disegni): la destra mette il dito nella piaga, il Fatto respinge il dito,  la destra replica, il Fatto ribatte e così all’infinito.

Insomma: che coglioni.

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