Uomini senza legge

La tragedia dell’Algeria. La violenza politica. I limiti del terrorismo. L’ottusità politica. Tanto e tanto sangue. Uomini senza legge racconta il processo di decolonizzazione del Paese africano attraverso la vicenda di una famiglia algerina. 

Dopo il massacro di Setifa, quando le truppe francesi uccisero migliaia e migliaia di africani, tre fratelli algerini lasciano la propria patria e intraprendono vita diverse:  Abdelkader, il colto dei tre, finisce in galera, dove abbraccia l’ideologia del Fronte di Liberazione Nazionale, il movimento indipendentista algerino. Messaoud va a combattere con i francesi in Indocina. Said, il più piccolo, si reca in Francia con la madre e diventa un criminale.

Dopo anni i tre si incontrano nuovamente: se Abdelkader e Messaoud decidono di fare proselitismo nella fabbrica Renault, dove sono impiegati, a favore del FLN, Said si tiene in disparte, lontano dalle dispute politiche dei fratelli.  Tuttavia, pur avendo scopi diversi, i mezzi utilizzati tendono ad assomigliarsi: grassazioni, ricatti, omicidi. Anzi, mentre il criminale patentato Said disdegna il sangue, Abdelkader e Messaoud ricorrono alla violenza per affermarsi e affermare la causa algerina e non si fermano di fronte a nessuno, seminando terrore in Francia. Certo, Messaoud si pone dei dubbi, ha delle remore, Abdelkader invece si fa (a parole) meno scrupoli (La causa, il partito, la giustizia, la libertà… insomma, il fine nobilita i mezzi), ma alla fine non si tirano indietro a massacrare chi si oppone.

La violenza non paga. O, meglio, se paga, costa carissimo. La conclusione della storia vedrà due fratelli su tre morire, senza poter rimettere piede nella propria terra.
 
Bel film. Quando i francesi ci si impegnano, sanno fare belle opere: senza fronzoli, senza retro-pensieri, ma secche, crude, con ritmo, non lenti né verbosi. Il regista franco-algerino Rachid Bouchareb cita a piene mani dal cinema noir e crime americano (il Coppola del Padrino, il De Palma degli Intoccabili) e francese. Non si fa prendere dalla retorica  nello svolgimento della trama e nella descrizione dei personaggi: pur lottando per una giusta causa, gli algerini non sono eroi senza macchia e senza paura, tutt’altro; pur essendo i cattivi di turno, i francesi non sono sempre degli insensibili razzisti assetati di sangue, ma hanno il senso dell’onore – emblematica in questo senso la figura del Colonnello.
 
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