Non capisco

Non capisco.

Tempo fa Sandro Bondi, quando era per nostra sventura ministro della Cultura, dichiarò che, se gliel’avesse chiesto Berlusconi, avrebbe lasciato l’incarico di governo per occuparsi del partito. Meglio essere di parte che lavorare per il nostro Stato: meglio le riunioni con Cicchitto & co che occuparsi delle nostre opere d’arte, dei nostri tesori. Adesso Angelino Alfano dovrebbe lasciare il ministero di Grazia e Giustizia per guidare il PDL. Meglio occuparsi della rinascita di una parte politica che provare a migliorare la nostra giustizia. Non capisco. E’ vero che, forse per colpe non solo sue, Alfano aveva numerose difficoltà ad instaurare un dialogo costruttivo con la magistratura per riformarne l’operato. Sicuramente s’era stancato di essere maltrattato dai giudici – sempre forse per colpe non sue. E, probabilmente, avrà gioco più facile a rimettere in piedi il PDL – l’importante è che abbia carta bianca dal vero padrone di quel partito, ossia Silvio Berlusconi.

Continuo a non capire, però, come si faccia a ritenere più prestigioso, più vantaggioso, più gratificante il ruolo di dirigente di partito (non di leader, sia chiaro, perché è Berlusconi a comandare) che quello di guida di un ministero (e che ministero!) dello Stato italiano.

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