Svisto

Ieri mi sono perduto Santoro. O, meglio: mi sono ricordato troppo tardi di vederlo. Quando ho cambiato, il dibattito era già bello avanti. Pensavo parlasse dei risultati delle amministrative. Invece, si discuteva dei referendum.

Marino (antinuclearista) battibeccava con Chicco Testa (nuclearista). Ancora una volta, Testa si dimostrava alquanto debole dal punto di vista comunicativo. Secondo l’ex verde, dei bambini di Chernobyl malati di cancro solo pochi morirono. Marino aveva gioco facilissimo a ribattere che, seppur ancora vivi, si trattava di bambini con tumore, mica con carie ai denti. A volta la causa nuclearista avrebbe bisogno di miglior sostenitori.

Da Santoro c’erano anche la Santanché, che spero non fosse una sostenitrice dell’energia atomica altrimenti cambio idea, e Celentano. Tutti, nuclearisti e non, ad elogiare la bravura, la poeticità del cantante della Via Gluck nel raccontare il suo punto di vista sul nucleare. Va bene essere gentili. Ma non è un po’ esagerato parlare bene di Celentano, che quando sconfina nel politico, culturale, morale, dice delle banalità sesquipedali?

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