Sui referendum

Va bene che la politica è l’arte del possibile, del compromesso; è il regno dell’ipocrisia, delle promesse non mantenute, delle illusioni. Insomma, è un grandissima falsità che ha un unico obiettivo: sconfiggere l’altra parte. Va bene tutto. Ma dire, sottolineare, come stanno facendo in questi giorni i referendari, che le votazioni di domenica e lunedì non sono un voto politico, un voto che dà un’indicazione politica, un voto contro Berusconi; ebbene, affermare ciò è una grandissima, ributtante cazzata. Capisco che non si voglia spaventare o urticare l’elettorato di centro-destra, che si voglia portarlo alle urne. Capisco tutto, ma non diciamo cazzate.

Il voto di domenica è lunedì è stra-politico, è stra-berlusconiano. Chiama in causa alcune decisioni del governo in carica: decisioni importanti. Il legittimo impedimento, ossia la giustizia su cui Berlusconi ci sta smarronando da lustri. Il nucleare, su cui Berlusconi e i suoi hanno puntanto talmente tanto da ricorrere ad una serie di sotterfugi legali, cavilli astrusi, pur di annullarne la votazione ed evitare di vederlo bocciato clamorosamente.

Due quesiti su quattro servono a valutare l’operato del governo, le scelte compiute o che vuole compiere – e che scelte, poi! Due su quattro: mica male per un referendum non politico, non su Berlusconi.

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