Transformers 3

Quando in un film americano il doppiaggio se ne esce con frasi del tipo “Non gufare” o “Minchia, che…”, lo spettatore avrebbe tutto il diritto di farsi risarcire il prezzo del biglietto. Se poi frasi del genere sono contenute in una pellicola come Transformers 3, lo spettatore avrebbe il diritto di farsi risarcire pure il prezzo della benzina consumata per recarsi al cinema. Perché Transformers 3 è una boiata. Gradevole, ma sempre boiata. Meglio del secondo, indubbiamente, ma sempre boiata.

Non per la trama. Stiamo parlando di fantascienza e tutta la fantascienza è, alla fine dei conti, una boiata. Ci sta quindi che dei robot combattano con altri robot e che il campo di battaglia e di devastazione sia la Terra. Ci sta anche che, dietro la corsa allo spazio e alla conquista della Luna, ci siano i suddetti robot. Ci sta anche che Chicago (la bellissima Chicago) venga ridotta ad un colabrodo. Inaccettabili sono i salti di sceneggiatura, scene che si susseguono senza un nesso chiaro, come se gli autori scrivessero senza pensare a quello che avevano già ideato o come se avessero preso un epilettico al montaggio.

Le scene degli scontri, che dovrebbero essere il pezzo forte del film (e, in effetti, lo sono: meravigliosi gli effetti speciali), vengono rovinate dalla totale mancanza di realtà. Certo, stiamo parlando di un film di fantascienza, ma va al di là di ogni legge matematica, fisica, anatomica, sanitaria, logica, filosofica, etica, morale e ontologica il fatto che esseri umani, sbattuti di qua e di là da robot incazzati o feriti,  tra palazzi che crollano ed esplosioni colossali, riescano ad uscire quasi incolumi, sani e salvi, solo qualche graffietto (e ci mancherebbe pure!) e, nel caso della protagonista femminile, trucco perfetto. Poi qualcuno mi dovrebbe spiegare perché, al di là di motivi puramente erotico-estetici, la fidanzata del protagonita, Shia LaBeouf, debba andare in giro vestita, anche di giorno, anche in ufficio, come una modella ad un party di mezzanotte: cioé, io sono contento, ma un po’ di logica ci vuole.

Per non parlare della scena più ridicola del film, che mi ha indotto in tentazione (e m’è capitato pochissime volte) ossia di alzarmi e andarmene via, senza vedere la conclusione.  Siamo alla fine: la battaglia imperversa a Chicago. Uno dei robot, Sentinel Prime, s’è scoperto che ha tradito i buoni per allearsi  con i cattivi, i Decepticon e il loro capo, Megatron. Obiettivo: portare il loro pianeta natale, Cybertron, sulla Terra. E ci stanno pure riuscendo grazie ad un marchingegno inventato da Sentinel: infatti spunta nell’atmosfera Cybertron – senza nessun effetto negativo di tipo gravitazionale sulla Terra: lasciamo perdere. Ora, però, Sentinel maltratta Megatron, spiegando che mai si sottometterà ai Decepticon. Megatron abbandona la scena e lo ritroviamo – non si sa come – seduto in vicolo.  Arriva la bonazza: si sa, la donne ne sanno una più del diavolo, immaginate quante ne sanno più di un robot. E sobilla Megatron: tu che sei il capo dei cattivi, gli dice in sintesi, ti fai mettere da parte da Sentinel Prime, che diventerà il capo di tutti? Zizzaniatrice più di Eva. Megatron ci casca e interviene nello scontro finale, che vedeva fino a quel momento soccombere il capo dei robot buoni, Optimus Prime, contro il traditore Sentinel. Se non ci fosse stata lei, la gnocca sobillatrice, i cattivi avrebbero trionfato. Senza parole.

I personaggi sono abbozzati – perché di bozzetti si tratta – in maniera ridicola. John Malkovich è pietoso nel ruolo di un dirigente d’azienda nevrotico. John Turturro continua ad interpretare il macchiettistico ex agente dei servizi segreti. Come macchiettistica appare anche la capa dei servizi di sicurezza, la pur brava Frances McDormand. I genitori del protagonista, LaBeouf, spuntano dal nulla, svaniscono nel nulla, arispuntano dal nulla, dando vita a siparietti  sulla vita di coppia che dovrebbero far ridere: non so chi, forse i bambini di sei anni – ma, allora, si ha un’opinione altamente negativa dei bambini di sei anni.

La stessa recitazione lascia a desiderare. Shia LaBeouf si salva. Patrick Dempsey, che interpreta il cinico ed infigardo businessman, non è malaccio nel ruolo del cattivo. E poi c’è la fidanzata di LaBeouf, interpretata da tale Rosie Huntington Whiteley – e qui bisognerebbe fare un approfondimento sull’aspetto più inverosimile, anche per una pellicola fantascientifica: la capacità di LaBeouf di rimorchiare donne di imbarazzante bellezza, prima Megan Fox e adesso tale  Whiteley. Questa Whiteley è una gran gnocca, bella come il sole, gran fascino (peccato le labbra rifatte). Ma come attrice è una cagna al 101%. Totalmente, assolutamente cagna.

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