Captain America – Il primo vendicatore

“As the ruthless war-mongers of Europe focus their eyes on a peace-loving America, the youth of our country heed the call to arm for defense”. Con queste parole si apriva il primo numero di Capitan America. Data del fumetto: marzo 1941.  Autori: Joe Simon e Jack Kirby. E 70 anni dopo esce al cinema la pellicola dedicata all’eroe a stelle e strisce per antonomasia per la regia di Joe Johnston. Un gran bel film.

Captain America – Il primo vendicatore racconta in maniera avvincente, originale ma alquanto fedele al fumetto le origini e le prime avventure, quelle belliche, dell’eroe incappucciato. Steve Rogers, interpretato efficacemente e notevolmente bene da Chris Evans (la Torcia dei Fantastici Quattro), è un giovane di Brooklyn, che tenta in tutti i modi di arruolarsi per combattere nella Seconda Guerra Mondiale. Inutilmente: troppo piccolo, troppo gracile, troppo malato. Alle visite viene sempre respinto. Ma il suo desiderio  e il suo coraggio vengono notati dal dottore Abraham Erskine (un bravo Stanley Tucci), scienziato tedesco scappato dalla Germania nazista. Erskine convince Rogers a sottoporsi al test del supersoldato: trattamento chimico che permette di creare forzutissimo guerrieri. L’esperimento ha successo, ma i nazisti, alle calcagna del dottore, lo uccidono, impedendo quindi che si possa replicare la prova. Steve Rogers è l’unico della sua specie. O quasi: infatti Erskine aveva già sperimentato il siero sul connazionale Johann Schimdt, scienziato combattente e nazista convinto. Solo che il siero non era ancora pronto e aveva avuto degli effetti collaterali sul Smith, potenziandolo sì fisicamente, ma deturpandone il corpo e rendendolo ancor più malvagio: era nato il Teschio Rosso.

E proprio il Teschio Rosso diventa il principale nemico. E’ infatti a capo dell’Hydra, divisione scientifica nazista, ma decide però di non sottostare agli ordini di Hitler e si rende autonomo. Entrato in possesso di un cubo che emette energia potentissima – si dice che sia stato creato da Odino  – vuole dominare il mondo. Solo che Steve Rogers/Capitan America non viene utilizzato per combatterlo: deve svolgere un’altra funzione. Quello di essere uno strumento della propaganda. E lo vediamo quindi promuovere i titoli di Stato USA o intrattenere le truppe. Amato dai bambini, deriso dai soldati. Stanco di questa situazione, riesce a dimostrare di essere un valoroso soldato, andando a liberare diversi prigionieri alleati, tra cui l’amico Bucky Barnes: alcuni di loro formeranno la sua squadra di azione.

Da quel momento i militari alleati utilizzano Capitan America per smantellare l’Hydra e sconfiggere il Teschio Rosso. Ce la farà, ma a caro prezzo. Barnes scompare in missione, precipitando in un burrone da un treno in corsa. Dopo che il Teschio Rosso viene  bruciato o risucchiato chi sa dove dal cubo che aveva in mano (il cielo stellato che si viene a creare ricorda da vicino l’Asgard del film Thor), Capitan America si sacrifica, buttandosi in mare con l’aereo che il cattivo voleva utilizzare per bombarare gli USA. Verrà ricuperato 70 anni dopo, finendo nelle mani dello SHIELD di Nick Fury.

Trama ricca di avvenimenti, di particolari e di personaggi. Il tutto ben mescolato. E con una buona ricostruzione degli anni ’40, interpretati secondo i canoni dei comics.  Forse il film per un appassionato vero di fumetti può risultare un po’ freddo e carente di epicità, mal supportato da una colonna sonora poco dignitosa. Contiene però diverse gemme per gli intenditori di fumetti. Tra le tante: durante l’esposizione universale del ’43 a NY si vede custodito, all’interno di una teca di vetro, un essere con fattezze umane, indossante una tuta giallo-rossa. Ebbene, altro non è che la Torcia, quella originale, alias Jim Hammond, un androide protagonista di un proprio fumetto negli anni ’40, realizzato dalla stessa casa editrice di Capitan America

Ad ogni modo, meglio la prima parte del film, quella che racconta in maniera approfondita la creazione del supereroe (il suo carattere, le motivazioni, i dubbi etc), che la seconda, la quale, dedicata agli scontri, è forse troppo frenetica. Notevole la descrizione dell’utilizzo propagandistico di Capitan America: a questo proposito da segnalare la creazione e la diffusione di un fumetto dedicato a Capitan America. Esempio di meta-comunicazione: infatti si tratta del fumetto originale, quello ha dato vita al personaggio, il cui incipit abbiamo citato all’inizio del post, e che ha la famosa copertina entrata nella leggende: il nostro supereroe colpisce con un pugno il Fuhrer. Notevoli anche le scene di azione: Capitan America combatte sullo schermo proprio come combatte sulla carta stampa. Fedelissima trasposizione, dunque. Così come viene ricostruita fedelmente la psicologia dei diversi protagonisti.

Altro aspetto positivo della pellicola è stata la scelta degli attori. Di Chris Evans e Stanley Tucci abbiamo già parlato. Vanno ricordati Hugo Weaving, attore forse sottovalutato, perfetto nei panni del Teschio Rosso, e Tommy Lee Jones, nel ruolo del colonnello comandante il Capitano. Pur interpretando un ruolo da fumetto, Jones dà al suo personaggio spessore, ironia e autorevolezza niente male – forse non è proprio credibile quando combatte in prima linea fucile in mano: ma la colpa è del regista.

Consiglio a chi vorrà vedere il film: rimanete fino alla fine, anche dopo i titoli di coda. C’è una bella sorpresa.

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