New Orleans/4

Sembra uno stereotipo. Ma non lo è. Il jazz a New Orleans è proprio come uno se lo immagina. Tutti suonano. Tutti ballano. Dai più grandi ai bambini piccoli. Ad ogni ora, ogni giorno. Ci sono le sfilate per le strade, le parade. Ci sono i complessi agli angoli delle strade. Ci sono le brass band, complessi composti da ottoni, pronti a scatenarsi.

E’ vero che siamo nel periodo del Louis Armstrong Summerfest: occasione più che opportuna per propinare musica sempre e ovunque. Ma ho la netta sensazione che questa perpetua jam session, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, avvenga durante tutto l’anno.

Non significa che alle 2 del mattino c’è un trombettista che mi strappa dal sonno con un bell’assolo. No, questo no. Il jazz che viene servito è sempre in chiave turistica: cioè i new orleaniani lo cucinano proprio come e dove se lo aspettano i turisti. In orari consoni e nelle aree più commerciali, nei parchi, nei locali (al chiuso e all’aperto), nelle strade più frequentate. Un servizio paraculo, chiaramente. Che ad un amante del jazz come il sottoscritto non dispiace affatto. Tutt’altro.

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