Marrazzo su Marrazzo

Morboso come sono, non potevo perdermi l’intervista di Concita De Gregorio a Piero Marrazzo su Repubblica di oggi. Sfiziosissimo argomento da affrontare sotto l’ombrellone a Ferragosto.

Intervista memorabile. Per quello che afferma Marrazzo: il giornalista dimostra, volente o nolente, una grande comicità. Diverse dichiarazioni infatti lo dimostrano.

Eccone alcune: “Io non sono omosessuale. Non ne faccio un vanto, ma non lo sono. È così. Ho amato solo donne. Moltissimo, e con frequente reciprocità. Dai transessuali cercavo un sollievo legato alla loro femminilità. Il fatto che abbiano attributi maschili è irrilevante nel rapporto, almeno nel mio caso. Non importa, non c’è scambio su quel piano. È il loro comportamento, non la loro fisicità, quello che le rende desiderabili”.

Capito? Degli attributi maschili dei transessuali, uomini giganteschi, più maschili e muscolosi di Hulk stesso, Marrazzo non si interessa. Cercava sollievo nella loro femminilità. Femminilità? Scopare una pecora è più femminile!

E ancora. “So che non è bello da sentire e non è facile da dirsi, ma una prostituta è molto rassicurante. È una presenza accogliente che non giudica. I transessuali sono donne all’ennesima potenza, esercitano una capacità di accudimento straordinaria. Mi sono avvicinato per questo a loro. È, tra i rapporti mercenari, la relazione più riposante. Mi scuso per quel che sto dicendo, ne avverto gli aspetti moralmente condannabili, ma è così. Un riposo”.

Donne all’ennesima potenza? I trans? Marrazzo deve essere una persona fortunata. Perché solo lui ha incontrato trans non scaricatori di porto.

Continuiamo con Marrazzo. “Ho conservato un rapporto straordinario con le persone, con la gente per strada. Mi chiedono sempre, anche stasera – ha visto? – presidente, quando torna? Le persone comuni capiscono benissimo le vicende della vita, sanno distinguere, sanno giudicare e trarre le conseguenze. Sanno anche perdonare, se la colpa è una debolezza e non una frode ai loro danni”.

No, non tornare. Non sentiamo la mancanza della sua arroganza, del suo “io so’ io, voi non siete un cazzo”, della sua incapacità di risolvere i problemi della regione Lazio: dalla sanità ai rifiuti. Certo, la Polverini è cento volte peggio, ma il giornalista è meglio che non torni. E poi, probabilmente quelli che dicono a Marrazzo “quando torna?” – sempre che non siano oggetti della sua fantasia, come la femminilità dei trans – sono papponi o aspiranti papponi di trans che vogliono lucrare sulle sue legittime pulsioni sessuali.

Bella la chiusura dell’intervista. “Ho sbagliato e chiedo scusa, lo chiederei a lui prima che agli altri se fosse qui. Per il futuro vedremo, nessuno di noi può darselo da solo. Sconto il mio errore come è giusto. La vita è davanti”.

Nel caso di Marrazzo la vita è anche dietro…

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