Diamo i numeri

Premesso che come economista sono una pippa.  L’idea di colpire il ceto medio benestante con la famosa tassa di solidarietà non è una bella idea, soprattutto perché si va a colpire il ceto medio benestante da lavoro dipendente, non riuscendo a toccare in maniera adeguata gli autonomi. Ma cosa si vuole da un governo che aveva come elettorato di riferimento, anche culturale, proprio il lavoro autonomo?

Ma l’idea di sostituire tale tassa o, quantomeno, di ridurne l’impatto, aumentando l’iva mi pare un’idea ancora più cretina. Perché aumenterebbe l’inflazione. Perché l’aumento dell’inflazione colpirebbe anche chi non avrebbe mai pagato la tassa di solidarietà, ossia il ceto medio non benestante e i poveri. Perché va a colpire il potere d’acquisto di tutte le famiglie, riducendo il famoso salario reale. E, mentre la crescita dei prezzi non danneggia più di tanto chi ha già i quattrini, rappresenterebbe invece un aggravio indigesto per chi dispone non di molti soldi. Insomma, non solo giustizia non verrebbe fatta, ma si deprimerebbero ancor di più i consumi, che tutti dicono essere stagnanti. Ottima soluzione in un periodo di crisi…

Allora, molto meglio la patrimoniale.

 

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