Il grande Gatsby

Mica male come romanzo, Il grande Gatsby di Fitzgerald. Pensavo che fosse una sciapata, invece m’è apparso assai interessante. Peccato che sia breve. Ci sarebbe stato più spazio per l’approfondimento psicologico e biografico dei differenti personaggi. E più spazio pure per i descrivere la vità di società nella New York anni ’20. E’ questo il vero rammarico

Come gran parte degli scrittori americani, anche  Fitzgerald tende all’astrattezza confusionaria. Del tipo (e invento): “E io mi accompagnavo alla sera e alla sua morte, nell’infinito spazio di un volare di farfalla”. Belle, bellissime, ma frasi del genere non dicono un cazzo. Però poi il romanziere riesce ad essere cinico, malinconico realista. E sempre con uno stile avvincente.

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