A dangerous method

La psicanalisi. E quindi: il complesso di Edipo (o di Elettra), la repressione sessuale, la fase anale. E chi più ne ha, più ne metta. Ingredienti intriganti che in mano a certi registi, uno su tutti: Cronenberg – potrebbero dar vita a pasti succulenti. Fuori di metafora: a pellicole morbosissime, eroticamente violente, fuori dagli schemi. E invece, pur raccontando il rapporto Freud-Jung e quello tra Jung e una sua paziente poi diventata amante, A dangerous method, l’ultimo lavoro del regista canadese autore di Crash, History of Violence, Videodrome, tutto è tranne che un film cronenberghiano.

Dimenticate scene di sesso estremo, coiti stralunati, fellatio surreali, inchiappettamenti all’aria aperta. Dimenticate il sangue a go go ed esplosioni di violenza inusitata. Dimenticate tutto questo. Dimenticate Cronenberg, il tradizionale Cronenberg. In questo caso il regista riesce a fare una pellicola essenziale, senza esagerazioni, molto verbale, lenta, con dialoghi sostenuti, dove gli elementi che lo contraddistinguono, che ne caratterizzano la regia e che ho appena citati, ci sono ma sporadicamente – tipo alcuni scene di masochismo o gli effetti di una deflorazione. Come se il regista volesse dire al pubblico: sono Cronenberg e sono capace di fare anche un altro genere di cinem. E in effetti lo fa. Bene? Male? Questo è un altro discorso. Ma la capacità di cambiare registro, di utilizzare un altro tono, di adoperare un’altra cifra stilistica (aaargh!)  è comunque da elogiare.

Ottime le ricostruzioni, gli interni, i vestiti.  Molto positiva la recitazione dei tre protagonisti: Viggo Mortensen nel ruolo di Freud,  Michael Fassbender in quello di Jung (anche se a tratti legnoso), Kneira Knightley nel ruolo della paziente disturbata (chapeau!) e poi amante di Jung –  se mangiasse pure qualcosa saremmo tutti più contenti. Peccato per un montaggio non sempre perfetto: talvolta le scene sono tra loro editate a cazzo di cane.

Che poi la pellicola abbia rappresentato con efficacia il rapporto tra i due maestri della psicanalisi, abbia illustrato correttamente le prese di posizione dei due luminari, questo non lo so. Sono ignorante in materia. So solo che il film non è male. Da guardare.

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