Iacona

Iacona. Ha l’orecchino. E non mi piace  – lo so: è una critica discutibile. Ha quell’atteggiamento da sinistra radicale, sessantottina, quel retrogusto di terzomondialismo anticapitalista, piccolo è bello, locale è bello, prodotto straniero è schifoso, ora e sempre rivoluzione, che dà fastidio – nella puntata di ieri di Presa diretta, ad esempio, giù a buttare merda sull’industria alimentare italiana, a rivolgere elogi ai poveri pastori e contadini schiavizzati, proletarizzati, impoveriti dall’egoismo degli imprenditori, del sistema economico liberista, senza ricordare che a) l’agricoltura vive di contributi statali e dell’UE; b) che l’Italia non è affatto autosufficiente dal punto di vista agro-alimentare.

Detto ciò, Iacona  le inchieste le sa fare, le sa raccontare, le sa rendere intriganti. Uno spaccato su mondi e realtà che l’opinione pubblica non conosce. Impressionante la rivelazione che l’Unione Europea manda quintali di roba da mangiare in Italia e che viene distribuita in Campania: come uno dei tanti Paesi del terzo mondo.

Peccato che l’ideologia con cui  Iacona interpreta la realtà sia discutibile ed inficia la qualità del racconto.

Almeno, però, ti fa riflettere.

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