Il diluvio universale

Qualche giorno fa avevo letto che secondo un sondaggio tra i sindaci più apprezzati c’era Alemanno. Ammessa e non concessa l’attendibilità della ricerca demoscopica, spero che gli intervistati si siano ricreduti dopo quello che è successo oggi a Roma. Temporale autunnale e la città eterna sommersa dall’acqua come se fosse esondato il Nilo.

Quartieri allagati, asfalto spaccato, alberi caduti. Tombini intasati. Traffico impazzito: chilometri di code, ore in fila. Mezzi pubblici collassati: autobus in panne, stazioni della metro chiuse. E il sindaco Alemanno che grida alla calamità naturale (“come un terremoto”) e che chiede, strepitando, lo stato d’emergenza. Ed è piovuto solo un giorno.

Scenario apocalittico. Se il Comune avesse pulito i tombini, se avesse sturato le fogne… Se… Se… Se… Gestione catastrofica. Per non parlare della mancanza di comunicazione. Sui pannelli stradali apparivano scritte surreali tipo “Maltempo, disagi e rallentamenti”. E grazie al cazzo che ci sono i disagi: ho percorso un chilometro in appena due ore, me ne accorgo anche io dei disagi. Stesso dicasi per i siti internet sulla viabilità, che parlavano anodinamente di disagi.

Male, malissimo. In un Paese serio le istituzioni centrali avrebbero già commissariato il comune. In un Paese serio…

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