Crisi finanziaria, estasi musicale

Povera Grecia. Povera di soldi, di idee, di soluzioni. Ma non voglio soffermarmi sullo stato di malattia economica della Grecia, di cui so poco o nulla, e quel poco o nulla l’ho appreso (se si può apprendere il nulla) dai giornali italiani – il che è tutto dire. Voglio parlare di uno straordinario album jazz, registrazione di concerto live che si tenne ad Atene nel 2010. Protagonisti: la cantante greca, Maria Farantouri, e il sassofonista, Charles Lloyd, accompagnato dalla sua band, costituita dai meravigliosi Jason Moran (piano), Reuben Rogers (bass) e Eric Harland (batteria).

Sarà stata la fusione tra la musica folk greco-orientale e il jazz; sarà stato il luogo in cui s’è tenuto il concerto, le pendici del Partenone; sarà stato l’incontro di due personalità, come la Farantouri e Lloyd; sarà stata semplicemente l’aria della Grecia; saranno queste tutte queste cose e altro ancora, rimane un fatto indiscutibile: l’album, dal titolo Athens concert, è un concentrato di bellezza.

Non esagero: concentrato di bellezza. Non facile da apprezzare immediatamente, perché la musica folk greca è fuori dai nostri usuali schemi mentali, dai nostri gusti (più o meno ricercati, più o meno barbari): e la prima impressione è di trovarsi a suoni e ritmi e armonie troppo estreme per le nostre pigre orecchie. Il rischio di annoiarsi è forte, non aiutati dai testi delle canzoni, interpretati ovviamente in lingua originale. Ma la forza della musica e, in particolare, del jazz sta proprio in questo: essere capace di commuovere a prescindere dalle parole, a prescindere dal nostro attaccamento ai tradizionali canoni musicali. Certo, bisogna che a suonare ci siano artisti talentuosi e ispirati. Che si siano cioé uomini come Charles Lloyd.

Indubbiamente la bellezza dell’album sta proprio in Lloyd. A oltre 70 anni è ancora capace  di meravigliare con il suo sassofono, coniugando lirismo e potenza, improvvisazione ardita e poetica melodia. Bravissimo quando guida l’esecuzione, altrettanto bravo quando accompagna, in maniera sobria ed intensa, la Farantouri. Qualsiasi brano – da quello più jazzistico a quello più folk -, che finisce nelle sue mani e nei suoi polmoni, si trasforma in un’esperienza musicale inebriante, che più si ascolta più entusiasma. E faccio riferimento al classico di Lloyd  come Dream Weaver, a Blow Wind o a Tou Hel’ to Kastron o a Yanni Mou / My Yanni.

In tutto ciò Lloyd è supportato egregiamente dal sua band. E non ci stancherermo mai di elogiare la bravura del sassofonista nella scelta dei suoi collaboratori, i quali, a contatto con tale gigante della scena musicale contemporanea, danno il meglio di sé, migliorandosi esibizione dopo esibizione.

Insomma, esagerando ma non troppo se penso al luogo in cui si è svolto, potrei definire Athens concert un’esperienza mistica. Se non è l’album jazz del 2011, poco ci manca.

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