Immortals

Padre ignoto. Infimo livello sociale. Disprezzato da tutti (o quasi). E, per di più, la madre viene uccisa sotto i suoi occhi. Poi ci si stupisce se uno si incazza. Ed infatti Teseo si incazza. Immortals è il film che ne racconta le gesta: una vaccata.

Il re Iperione (il sempre grande Mickey Rourke) ha un conto in sospeso con gli Dei dell’Olimpo: impassibili, non intervennero mentre la propria famiglia stava morendo. Si vendica. In che modo? Mettendo a ferro e fuoco la Grecia. E cercando l’arco di Epiro: potentissimo strumento sovrannaturale che gli permetterebbe di liberare i Titani, imprigionati dopo la Titanomachia sotto il monte Tartaro. Una volta liberati i Titani, Iperiore potrebbe attaccare l’Olimpo e vendicarsi di Zeus e figli.

Iperione fa un errore: è lui ad uccidere la madre di Teseo. Il nostro eroe, guidato da una sibilla (la bonissima Freida Pinto), va alla ricerca dell’arco. Lo trova uccidendo il Minotauro, che non è altro che uno degli uomini di Iperione: grande, grosso e con un elmo a forma di Toro, intrecciato con quello che sembra filo spinato. Trova l’arco, dicevamo, ma lo perde subito dopo: viene preso dagli uomini di Iperione, il quale può assaltare il monte Tartaro, dove si trovano le truppe greche.

Lì avviene lo scontro. Tra greci e gli iperioniani. Tra Teseo ed Iperione. Tra Dei dell’Olimpo e Titani (infatti Iperione riesce a liberarli). Vincono i buoni ma a caro prezzo.

Per sommissimi capi, questa la trama di un film che parte bene per i primi dieci minuti, poi si perde, si complica, si allunga, si confonde. E annoia. Sanguinolento come pochi action movie. Verboso come pochi action movie. E’ una rivisitazione dei miti greci con il classico conflitto tra fede e ragione, tra religione e razionalismo. Esistono gli Dei? O c’è solo l’uomo con le sue sofferenze? Si può sperare su qualcun altro o si deve far conto solo su se stesso? Ma questo qualcun altro è anche il prossimo… e quindi vale la pena vivere. O no?

Grandi temi, affrontati in maniera approssimativa. Anche perché forse questo non era lo scopo del regista, l’indiano Tarsem. Sicuramente voleva intrattenere il pubblico. E ci riesce. Ma a fatica. L’unica cosa veramente dignitosa del film sono le scenografie e i colori.

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