Albert Camus

Nessun saggio chilometrico sullo scrittore francese: non potrei aggiungere nulla di sensato, ripeterei concetti che altri hanno già espresso con maggiore e migliore dignità. Solo un’annotazione personale sullo scrittore francese.

Di Camus lessi anni fa Lo Straniero: ne rimasi colpito. Poi, non so perché, non proseguì ad approfondire le altre opere. Una tantum. Qualche settimana fa sono tornato a rileggere Lo Straniero, spinto soprattutto dal fatto che Camus giudicava Ortega Y Gasset, il mio amato Ortega, uno scrittore sopraffino, tra i più grandi del ventesimo secolo.”Beh, mi sono detto, se Camus ha tale stima nei confronti di Ortega, merita di essere riscoperto”. E l’ho fatto.

La prima parte de Lo Straniero è un capolavoro assoluto: non c’è che dire. Tutto, e ripeto tutto, è perfetto. Il protagonista Meursault, la sua totale apatia, atarassia, indifferenza (aggettivo utilizzato non casualmente: impossibile infatti non accomunare, mutatis mutandis,  il romanzo di Camus a Gli Indifferenti di Moravia), chiamatela come volete,  i suoi amici, il funerale della madre, Algeri e le sue strade, l’entroterra, il caldo, il sole, gli affanni quotidiani, la giornata di domenica, la notte, i silenzi, le stanze delle case, la rogna del cane: tutto è reso alla perfezione. Sembra di essere nati e cresciuti anche noi ad Algeri. E poi la scena finale della prima parte: la tensione che sale sotto l’afa, il dettaglio del sudore che cola, la sparatoria, l’omicidio. Standing ovation.

La seconda parte, invece, è più debole. Sempre notevole, ma non c’è la stessa vividezza della prima parte. Il ritmo, che teoricamente dovrebbe rimanere serrato (la suspense per capire come va a finire il processo: il nostro “eroe” si salverà?), rallenta. L’interrogatorio lascia il tempo che trova:  il procuratore che, invasato, tira fuori il crocefisso,  è un po’ troppo sopra le righe. Meglio riuscito il dialogo con il prete che vuole capire il comportamento di Meursault. Intrigante, dico en passant, questa attenzione per la religione in Camus, questo suo volersi confrontare con il cristianesimo. Da approfondire. Ad ogni modo, le ultime righe del romanzo sono eccezionali. Le riporto integralmente: “Perché tutto sia consumato, perché io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida d’odio”.

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