Oscar – L’Arte di vincere

“Come si fa a non essere romantici con il baseball?”. Questa frase la pronuncia Billy Beane (Brad Pitt), general manager degli Athletics di Oakland, quando, affranto per una sconfitta, vede la scena di un obeso giocatore di baseball che fa un fuori campo e non se accorge neanche, rimanendo stesso sulla prima base per poi, dopo che tutti gli indicano l’home run, correre fino a casa base festeggiato da compagni ed avversari.  Questa frase esprime il senso del film l’Arte di vincere e, in generale, delle pellicole sul baseball. “Come si fa a non essere romantici con il baseball?”: come si fa a resistere, a non commuoversi di fronte alle imprese dei giocatori, allenatori e general manager, di squadre forti e soprattutto di squadre pippe?

Billy Beane deve fare il miracolo: allestire la squadra per la prossima stagione avendo a propria disposizione un budget ridottissimo. Aiutato dal giovane Peter Brand, laureato a Yale in economia e mago delle statistiche, mette in piedi una squadra fatta da non campioni.  Il ragionamento di Brand è facile: sviscerando i numeri, le percentuali di tiro, di ricezione, di battuta etc etc etc, si può vincere. La statistica applicata al baseball, detta anche Moneyball (titolo originale del film), teoria veramente esistente. Ovviamente, il compito di Beane non è facile. Lo scetticismo dei suoi stessi collaboratori lo circonda. Nessuno crede in lui, neanche l’allenatore. Tutti gli ripetono: guarda che il baseball non è fatto di numeri, ma di campioni, di sensazioni, emozioni, di uomini. E la partenza di campionato è disastrosa. La squadra è ultima in classifica. Tutti a buttare merda sul povero Beane, già di suo complessato visto che era stato un fallimentare promessa del baseball. Solo la figlia e il giovane Brand rimangono al suo fianco. A metà stagione alcuni cambi azzeccati e la squadra riparte. Anzi, corre come un treno, inanellando 20 vittorie consecutive, record di sempre nel campionato americano. L’opinione pubblica, mutevolissima specie se sportiva, adesso osanna Billy Beane. Gli Athletics sono pronti per il titolo? Perché, poi, alla fine della fiera, ciò che rimane, spiega lo stesso Beane, è l’ultima partita: vincere l’ultima partita, quella decisiva (quella per il titolo)… ecco ciò che conta veramente.

Il film, ispirato ad una storia vera, è gradevole. Lento all’inizio per poi riprendersi quando parte il campionato. Giocato più su ciò che avviene dietro le quinte che sul campo. Retorico ma non esageratemente. E ben recitato. Bravo Pitt, mascellone più che mai, anche se l’Oscar come migliore attore non mi pare che possa e debba vincerlo. Simpaticissimo Jonah Hill nel ruolo di Brand. Degni di nota i duetti tra i due attori, in contrasto assoluto sia fisico sia di carattere.

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