Tonino Guerra (1920-2012)

Sì, Fellini, Antonioni, il cinema, l’ottimismo della vita e tante altre cose. Ma per me Tonino Guerra è altro. E’ questo racconto della sua prigionia in un campo di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale. Una delle più belle pagine della narrativa italiana dello scorso secolo.
“La fame era tremenda e nel campo c’erano solo brodaglia con patate e pane secco. La sera nella baracca mi chiedevano dei racconti. Una sera, era la notte di Natale, non è arrivata la zuppa. Gli altri prigionieri come me avevano fame e pensavamo a un piatto di tagliatelle. Io che non avevo mai seguito con attenzione mia madre mentre preparava da mangiare, all’improvviso ho ricordato tutto e iniziato a spiegare in dettaglio il procedimento per preparare la sfoglia. Prima la farina, poi le uova e sul tagliere si impasta tutto. Si stende col mattarello e si ripiega per poter tagliare le tagliatelle. Intanto si mette l’acqua a bollire e a bollore raggiunto si buttano le tagliatelle. Il sugo è pronto e una volta scolate si unisce il tutto. Le ho versate nei piatti e tutti hanno mangiato con le parole. Qualcuno ha chiesto il bis”.

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