La certezza

Due anni fa circa avevo scritto bene del trombettista Christian Scott: lo giudicavo l’avvenire del jazz. Dopo aver ascoltato la sua ultima opera, il doppio cd Christian Atunde Adjuah, non posso che confermare quanto avevo già espresso. Scott ha uno stile compositivo riconoscibilissimo, possiede un timbro trombettistico unico, è bravo nel fondere Davis e Blanchard, sebbene nei lenti mi ricordi da vicino il grande sassofonista Ben Webster.

Nel post precedente, come unica debolezza del giovanissimo musicista afro-americano indicavo la scarsa propensione ad eseguire assoli dirompenti e ad emettere acuti assordanti: per intenderci quelli  alla Dizzy Gillespie o alla Freddie Hubbard. Bene, adesso Scott gestisce il proprio strumento con maggiore autorevolezza e si lascia andare, facendo esplodere tutta la sua bravura. Sia chiaro: il suo virtuosismo non consiste nella produzione di cascate di note, e non forse non lo consisterà mai, la forza c’è e si sente, eccome.

L’avvenire è assicurato.

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