Io e te

Lorenzo è un adolescente con fortissimi problemi caratteriali: in cura da uno psicologo, è  incapace di relazionarsi con il mondo e ha un rapporto non proprio facile con la madre. Decide di non partecipare alla settimana bianca organizzata dalla scuola. E si rifugia nella cantina di casa, dopo aver fatto provviste per sette giorni e fatto scorta di libri e fumetti. Il suo isolamento temporaneo viene però interrotto dall’arrivo della sorella, Olivia, figlia del precedente matrimonio del padre, anche lei con diversi e vasti problemi esistenziali. Uno su tutti: la droga.

Io e te, ultima fatica di Bertolucci, è la storia dello scontro/incontro tra questi due fratelli: all’inizio sconosciuti l’uno all’altro, finiranno per apprezzarsi, sostenersi a vicenda, amarsi. Tratto dall’omonimo libro di Ammaniti, il film non dispiace. Claustrofobico, non mette eccessiva ansia. Poco parlato, non annoia. Ha un suo ritmo e trascorre (abbastanza) velocemente. Molto intimista, non esagera nella morbosità.

Non è un capolavoro, sia chiaro. Non ci sono scene memorabili. Né battute folgoranti. La trama, in alcuni punti, è inverosimile – ma forse la colpa sta nel libro. Il finale ambiguo intriga, ma nulla più. Gli attori non sono esaltanti. Il ragazzo, Jacopo Olmo Antinori, è bravino, ma non stai di fronte ad un nuovo Di Caprio. Tea Falco, la sorella tossica,  è talvolta imbarazzante: il suo accento catanese è indigesto, molto meglio quando sta zitta perché ha una certa espressività.

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