Stan Getz

Aho! E’ proprio forte questo Stan Getz. Che scoperta! Detto da me, che possiedo più di 700 cd jazz e che mi vanto di essere un esperto, pare un po’ ridicolo. Ma è così.

Getz non m’aveva mai impressionato. Bel tono, abbastanza riconoscibile, ma poco frenetico o caotico o furioso. Per i lenti è ok, perfetto. Vedi “la ragazza di Ipanema” e tutta la bossanova jazz. Ma, se doveva accellerare, improvvisare velocemente, “ciao core”, non ce la faceva, non gli reggeva la pompa. Quantomeno, avevo la percezione che non ce la facesse: che non fosse nelle sue corde.

Mi sbagliavo. La rivelazione è stato un album live, penso neanche dei più famosi della discografia del sassofonista americano. Dinasty il titolo. Ebbene (a conferma ulteriore che il vero jazz lo si apprezza pienamente dal vivo) Getz produce una performance di altissimo livello, accompagnato da un trio di musicisti di provenienza europea niente male.

La sua capacità di inventare la musica, mentre improvvisa (e lo fa a lungo), è assoluta. E’ melodico, ritmico, poetico. Mai banale. Torrenziale quando lo vuole essere. Essenziale quando lo vuole essere. Bravo bravissimo.

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