Di nuovo in gioco

Clint è sempre Clint. Dopo l’immenso, magnifico Gran Torino, il mitico Eastwood torna a recitare in “Di nuovo in gioco”. Non si dirige, ma è diretto da un suo ventennale collaboratore, Robert Lorenz. Comunque, è sempre un bel vedere.

La storia è molto americana, dal momento che è ambientata nel mondo del baseball. Clint è Gus Lobel, un talent scout per gli Atlanta Braves:  ha una grandissima esperienza, ma è anziano, non fa ricorso alle statistiche e ai computer, si affida all’osservazione diretta per trovare il campione. Peccato che abbia una malattia degenerativa agli occhi. E’ ancora affidabile o è oramai sorpassato? La dirigenza ha dei dubbi. Solo il suo amico (e superiore) Pete Klein (un bravissimo John Goodman) lo difende, pur tra qualche incertezza.  Anche la vita privata non va meglio. Vedovo, ha un pessimo rapporto con la figlia, Mickey, interpretata da Amy Adams, stakanovista avvocato in carriera che sta per diventare socio dello studio legale presso cui lavora.  Tra i due c’è un pessimo dialogo, faticano a interagire. Per troppa protezione Eastwood lasciò che altri crescessero la figlia: un abbandono, sui generis, che lei non ha mai superato. Eppure sono simili: testardi, ossessionati dal proprio lavoro, amanti del baseball.

Gus viene mandato in North Carolina a seguire una giovane promessa. Venuta a sapere delle precarie condizioni di salute del genitore, la figlia lo segue nel lavoro. E ritorna il dialogo: seppur difficile, seppur tra alti e bassi. Tra i due si intromette Johnny Flanagan, un convincente Justin Timberlake, ex giocatore (scoperto proprio da Gus), che lavora come talent scout per i Red Sox con il sogno di diventare annunciatore/commentare della squadra di Boston.

Fin qui la trama. Non procediamo oltre. Non aspettatevi colpi di scena. Tutto procede sui binari consueti. Molte delle soluzioni sono telecomandate. Insomma, una storia banalotta. Divertente, benché a tratti sia noiosa. Niente colpi d’ala da parte del regista con un paio di citazione cinematografiche niente male: il dialogo di Eastwood con la tomba della moglie rimanda a I cavalieri del Nord Ovest di John Ford; e poi il rapporto burrascoso tra Gus e Mickey ricorda Sul lago dorato con i due Fonda (Henry e Jane). Lorenz sa gestire bene l’intreccio dei vari temi (il rapporto padre-figlia, la storia d’amore tra Mickey e Johnny, la vicenda sportiva). E sa ben dirigere gli attori, anche se il compito era abbastanza semplice. Dei comprimari s’è già detto. L’Adams si dimostra in gamba. E poi c’è lui. Clint Eastwood. Ogni ulteriore parola sarebbe superflua. Ogni metafora proverbiale (“gallina vecchia fa buon brodo”, “più invecchia, più il vino è buono”) ripetitiva. Si esibisce in una grande prova d’attore: duro, fragile, cinico, brusco, ironico. Senza fronzoli. Secondo il suo stile. Un ruolo tagliato per lui: un ruolo da Oscar.

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Una Risposta to “Di nuovo in gioco”

  1. Irene D.M. Says:

    devo vederlo…..

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