Benigni sulla Costituzione

Bravino Benigni. Materia ostica, quella di spiegare i primi articoli della Costituzione. Spettacolo lungo e palloso perché l’argomento è lungo e palloso. Il toscanaccio ci prova a volare alto, facendo ridere e pensare. Non sempre ci riesce: il suo tentativo è però lodevole. Spara qualche castroneria e commette degli errori dal punto di vista del diritto costituzionale, e non solo (tipo: confondere Ugo La Malfa con Giorgio). E’ un divulgatore: come tutti i divulgatori, semplifica. E scontenta i colti o i presunti tali (su twitter si sprecavano i commenti negativi). Ma lui si deve rivolgere ad un pubblico che non sa, non ricorda, non vuole sapere né ricordare: quindi educolora il contesto storico da cui nacque la Costituzione, i conflitti tra le varie forze politiche. L’importante è farsi ascoltare. Punta sul volemose bene: e non può fare diversamente. La Carta Costituzionale è la base giuridica del volemose bene repubblicano.

E poi: quanto italiani hanno letto la Costituzione negli ultimi anni? Anzi: quanti hanno mai letto la Costituzione?  Da questa domanda si deve partire per capire il tentativo televisivo di Benigni, comprenderne lo spirito e giustificarne le lacune. Se poi qualcuno, dopo la lectio del comico toscano, sarà invogliato a (ri)leggere il testo fondamentale della Repubblica, allora vorrà dire che il nostro giullare è riuscito nel suo compito.

P.S. Divertente la prima parte su Berlusconi. Ironia di discreta qualità. Non eccezionale. Anche perché su Berlusconi si è detto e scritto di tutto. Ed essere originali diventa sempre più difficile. Sempre su twitter alcuni si sono lamentati del fatto che Benigni tirasse fuori ancora battute sul capo del PDL, sottolineando l’incapacità di parte degli italiani ad andare oltre Berlusconi. Come se il vero responsabile dei nostri misfatti quotidiani fosse l’antiberlusconismo (anche quello satirico alla Benigni) e non Berlusconi (e il suo ennesimo ritorno). Questi critici mi ricordano i famosi leghisti che Covatta e Paolantoni coglionavano nella mitica trasmissione Sportacus: “Non siamo noi ad essere razzisti, siete voi ad essere napoletani”.

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