L’amletico Monti/3

Ho letto velocemente la famosa agenda Monti. Condivisibilissima. Perché generica. Presenta progetti ed iniziative di buon senso, accettabili da tutti, senza scendere nei particolari: quei particolari che scontenterrebbero le parti.

E’ vaga, quindi può piacere. Ma fino ad un certo punto proprio perché non entra nel dettaglio: e questo è forse un male, soprattutto in una situazione in cui si è stanchi di politici parolai e inconcludenti.

In effetti tutti (a parole) siamo d’accordo – come è sostenuto nell’agenda – a voler un welfare state più razionale, una lotta contro corruzione e criminalità più incisiva, un  processione decisionale a livello politico meno farraginoso e più trasparente,  una spesa sociale più efficiente ed efficace, un sistema produttivo che non dimentichi i giovani, laureati e non, e non abbandoni gli anziani, la difesa dell’attuale riforma delle pensioni, un’Europa più democratica etc etc etc…

Ma come realizzare tutte queste cose? L’agenda Monti non lo dice chiaramente. In alcuni casi fa qualche esempio concreto, in altri lascia intuire. Uno dei pochi strumenti indicati è la defiscalizzazione: per favorire l’assunzione di donne e di giovani e meno giovani, per lo sviluppo delle aziende. La defiscalizzazione sembra diventare una delle parole magiche che può attirare consenso elettorale intorno all’agenda. Soprattutto da parte del mondo delle imprese: e nel sostegno dato a quella che viene chiamata in economia l’offerta si potrebbe individuare una chiara matrice ideologica, la cosiddetta supply side theory di reaganiana memoria – mentre i keynesiani puntano di più sul lato della domanda. Una matrice di destra, quindi, che viene evidenziata nello spazio che nell’agenda si assegna alle liberalizzazioni (che piacciono anche Bersani, ma non a Vendola) e al privato in tema di pensioni, scuola, cultura e sanità – sempre però in un’ottica di affiancamento, e non sostituzione, del pubblico.

Come si vede, un’agenda per nulla trascendentale, riformista, ma non radicalmente riformista, di buon senso che talvolta sfocia nel senso comune. Un punto di partenza, si spera, e non un punto d’arrivo.

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Una Risposta to “L’amletico Monti/3”

  1. Elezioni 2013 /9 « peppone Says:

    […] Dell’agenda Monti ho già scritto in un precedente post […]

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