L’Incal

Moebius. All’anagrafe Jean Giraud. Maestro assoluto del fumetto mondiale. Avevo letto qualcosa di suo tanti anni fa. Si trattava di pochissima roba. Mi era però bastata per farmi un’idea del disegnatore francese:  originalissimo nello stile, mostro di creatività fantascientifica, autore di tavole che provavano a racchiudere l’infinito. Ho trovato la conferma a quella prima impressione nell’edizione integrale de L’Incal, saga scritta dallo scrittore ebreo cileno Alejandro Jodorowsky (casa editrice Magic Press).

Non mi dilungherò a raccontarne la storia. E’ impossibile. Sono tanti e tali le trame e le sottotrame, i personaggi coinvolti, i colpi di scena che mi risulta difficile spiegarli in maniera sintetica e, soprattutto, trasmettere l’interesse e la suspence con cui ho seguito le avventure del detective privato John Difool. E’ lui il protagonista di questa avventura cosmica, dal centro della Terra allo spazio più profondo, in compagnia di guerrieri parzialmente robotici, animali antropomorfi e uomini zoomorfi, meduse giganti, donne mistiche e bellissime, essere androgini, divinità e semi-divinità.

Si tratta di un grande affresco di distopica fantascienza che fonde insieme  storia, politica, religione, riflessione sull’onnipotenza dei media, noir americano con spunti satirici ed elementi comici (non sempre riusciti). Affresco è la parola giusta. Perché Moebius dipinge: a modo suo, ma dipinge. Dipinge maestose pagine con pochi ed essenziali tratti, dove è lo spazio che tende all’infinito a farla da padrone. Oppure disegna pagine, specie quelle dedicate agli scontri, ricche di personaggi e di particolari, dove il caos della battaglia è reso perfettamente con un suo ordine preciso. E sempre, sempre Moebius arricchisce con le sue visioni la già ricchissima e sfrenata fantasia di Jodorowsky, capace di mantenere costantemente alta la curiosità nel lettore con una storia che, seppur scritta in momenti diversi, si legge tutto d’un fiato. Troppo.

Forse sta qui il vero difetto di un romanzo grafico per altri versi perfetto: corre eccessivamente, non dà un momento di respiro, non si ferma mai a riflettere e a far riflettere. Propone tanta, troppa roba: è un pranzo con centinaia di portate, che non finiscono mai e che sono offerte velocemente, una subito dietro l’altra, non permettendo al lettore di assaporarle tutte e bene. Si corre il rischio di non apprezzare pienamente le trovate  Jodorwsky e le invenzioni grafiche di Moebius in stato di grazia. Ad ogni modo, finita la lettura con quella geniale ultima pagina (se si eccettua l’appendice), grande esempio di meta comunicazione, si ha desiderio non solo di rileggere l’Incal ma anche di acquistare sia prequel sia il sequel sia le altre saghe ambientate nello stesso universo.

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