Black kiss

Pompini, inchiappettamenti, scene lesbo, tette al vento, orgasmi a non finire, bionde e more mozzafiato, transessuali. Rigorosamente in bianco e nero. Sembra un film porno anni ’30, ma non lo è. Se ci aggiungiamo infatti omicidi, sventramenti, vampiri assetati di sperma e pseudo satanisti, ci potremmo trovare in una pellicola anni ’70 o ’80: un b-movie di infimo livello. “Puro trash underground”, per citare il sommo Nanni Moretti. Niente cinema, però. Sto infatti parlando del fumetto Black Kiss, miniserie in dodici numeri, scritta e disegnata da quell’ebreo geniale che si chiama Howard Chaykin. Casa editrice italiana: Magic Press.

A parte alcune esagerazioni, la storia potrebbe essere uscita dalla penna di un Raymond Chandler o, più vicino a noi, di un James Ellroy. Stiamo a Los Angeles: patria del vizio. Non si salva nessuno: né il mondo del cinema (fin dai suoi albori) né la chiesa cattolica né la polizia. Tutti sono corrotti, fuori e dentro. Ognuno ha una sua perversione. Ognuno ha un segreto da nascondere: anche la persona più laida. Tutto nasce da un film che è stato trafugato in Vaticano, una pellicola ultra porno, che finisce nella città degli Angeli, diventando l’oggetto di un ricatto bello e buono. Le persone ricattate, un’attrice in là con gli anni ma ancora in forma e la sua amica, copia gemella, ma transessuale, si affidano a Cass Pollack, jazzista ebreo con seri problemi di droga, per recuperare l’oggetto. Peccato che Pollack abbia un altro, e ben più grave, problema: è accusato dell’omicidio della ex moglie e della figlia, uccisi invece dalla criminalità organizzata con cui il musicista ha dei conti in sospeso.

Da qui scatta una forsennata corsa all’oggetto tra doppi e tripli giochi, amplessi, sparatorie, inseguimenti, orge, stupri, messe nere, citazioni jazz e bestemmie. Un caravanserraglio di scene pulp e di immagini a luci rosse. Rigorosamente vietato ai minori di 18 anni. Il tutto condito da uno stile, di scrittura e grafico, che non lascia nulla all’immaginazione:  diretto e crudo.

Chaykin è totalmente a briglia sciolta, sebbene non riesca gestire bene il finale, un po’ troppo affrettato. Nella migliore tradizione narrativa ebraico-americana, non ha peli sulla lingua o sulla mano: il sesso la fa da padrone con immagini forti per un fumetto, tanto è vero che negli Stati Uniti venne venduto come materiale pornografico. Ogni pagina, costruita sempre in maniera originale, è una provocazione. Raramente un autore mainstream, per quanto Chaykin possa  essere considerato mainstream, aveva osato tanto.

All’epoca, stiamo parlando della fine degli anni ’80, immettere dosi massicce di erotismo in un fumetto non solo faceva scandalo. Era proibito. Erano già uscite opere rivoluzionarie, come The return of Dark Knight di Miller o Watchmen di Moore e Gibbons. Tuttavia Black Kiss è oltre: mostrando, tra le altre cose, fellatio complete e membri in erezione, rompe defitivamente gli schemi e le regole del fumetto, un genere tradizionalista che si rivolge solitamente ad un pubblico di adolescenti. Ma non è un fumetto meramente pornografico. Sarebbe riduttivo definirlo come tale, anche se indubbiamente è il sesso che lo rese e lo rende una cult del genere. L’abbiamo detto prima: a parte gli elementi più fumettistici, la trama l’avrebbe potuta scrivere un Ellroy. Non una fiaba, qundi, ma una storia per maggiorenni vaccinati.

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Una Risposta to “Black kiss”

  1. Ranxerox « peppone Says:

    […] degli Stati Uniti. Per avere qualcosa di simile, a livello di mainstream, bisognerà aspettare Black Kiss di HowardChaykin. Tra bestemmie e vernacolo romano, eros spinto e scene pulp di assoluta qualità, […]

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