Oscar

La vedo dura per Oscar Giannino. La vedo veramente dura. Arduo che possa portare in Parlamento una cospicua pattuglia di deputati del suo movimento “Fare”. Forse qualcosa alla Camera, dove la soglia di sbarramento è più bassa. La vedo dura.

Eppure andrebbe premiato. Nonostante come vesta. Perché Giannino è uno dei pochi che porta avanti con convinzione ed una certa cognizione di causa proposte politiche liberal-liberiste: privatizzazioni, liberalizzazioni, dismissioni patrimonio pubblico, meritocrazia etc etc. Certi eccessi mi lasciano perplesso: la sua tiritera sullo “Stato ladro Stato ladro Stato ladro!”, urlato ai quattro venti (e che può trasformarsi in un divertente tormentone, tipo “Stato manigoldo, Stato manigoldo, Stato manigoldo” ) serve solo a solleticare la pancia degli elettori, sa di populismo di destra o di sinistra (extra-parlamentare). Meno male che dietro queste affermazioni c’è un ragionamento. Che si può condividere o meno, ma c’è ed è bello pregno di dati e cifre. C’è un’ideologia, quella liberista, che fortuna in Italia non ha mai avuto e mai, temo, avrà.

Eppure il nostro derelitto Paese avrebbe bisogno di avere in Parlamento persone che portino avanti questo tipo di idee. Il nostro Stato va snellito, riducendone i compiti e le funzioni: sia perché si risparmiano i soldi (e si possono ridurre le tasse) sia perché si evitano clientelismi, nepotismi e gestioni “a perdere”. Il movimento di Giannino sarebbe l’unico a dare garanzie acché questa cura dimagrante della macchina dello stato venga seguita con rigore e senza tentennamenti. Gli altri partiti no. Di sicuro non Berlusconi, oramai poco credibile. Né la Lega. Per non parlare dei grillini. Il centro-sinistra, tendenza Fassina-Vendola, neppure (e lo stesso Bersani, liberalizzatore serio, si muoverebbe con i piedi di piombo). Forse la lista Monti, esclusi però tutti quelli che sullo Stato maneggione hanno campato o fanno campare il proprio elettorato: da Casini a Fini.

Ecco, se Monti avesse accolto Giannino e i suoi seguaci, avrebbe fatto cosa buona e giusta. Forse l’estroso giornalista è troppo radicale per l’ex rettore della Bocconi. Ma la sua presenza avrebbe rafforzato il carattere liberale della famosa agenda, arricchendola di qualche elemento specifico.

Peccato. Un’occasione persa. Ma la speranza è l’ultima a morire.

P.S. Da criticare lo scarso spazio che i media stanno dando al movimento di Giannino. Capisco che il suo è un movimento appena nato e che ha poche probabilità di successo. Ma che sia (quasi) ignorato dalla grande stampa e dai telegiornali è imperdonabile.

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