Ranxerox

Rank Xerox. O Ranxerox. O Ranx per gli amici. O tutti e tre i nomi. Insomma, il geniale fumetto firmato da Stefano  Tamburini e Tanino Liberatore. In tutta la sua bellezza. Un volume (edito da Comicon) ne raccoglie le storie. Tutte le storie. Le prime, scritte e disegnate da Tamburini con l’aiuto di Liberatore e del mitico Andrea Pazienza e uscite su testate del fumetto underground e di sinistra, c0me Cannibale. Quelle più famose presentate da Frigidaire. Infine due storie, pubblicate prima in Francia e poi nel nostro Paese, e scritte rispettivamente da Alain Chabat e Jean-Luc Fromental (testi), mentre ai disegni sempre lui, quel gigante di Liberatore.

Un viaggio nella storia del fumetto del nostro Paese, dalla fine degli anni ’70 agli anni ’90, dal bianco e nero al colore. In compagnia di lui, l’androide realizzato con i resti di una macchina fotocopiatrice, una Rank Xerox (che si incazzò veramente per l’abuso del nome e scrisse agli autori di cambiarlo: e così fecero). E’ un androide coatto che vive in una Roma del futuro, decadente, inquinata, popolata da tribù metropolitane, dove la droga scorre a fiumi, il sesso pure e non parliamo di violenza. E droga, sesso e violenza, il tutto in maniera anarchica (o quasi), sono le costanti di Ranxerox, follemente innamorato di Lubna, adolescente di 12 anni (12 anni!), tossicomane, con problemi familiari a non finire e di coscia lesta. Per lei il nostro anti-eroe fa di tutto e di più: uccide, ferisce, sfascia, diventa ballerino, si droga (di Vinavil), si riduce a predicatore e finisce come radio musicale. Non si può che amare questo robottone gigante dalle fattezze umane, dal cuore d’oro seppur meccanico – in una delle scene più belle, lo donerà a Lubna -, che va contro qualsiasi regola, ma che è mosso da un particolare codice. Una sorta di giustiziere. Ma molto supercafone.

La creazione di Tamburini e Liberatore è pura irriverenza. Se si dovesse misurare la differenza tra il fumetto americano e quello italiano, basterebbe prendere Ranx e i fumetti coevi degli Stati Uniti. Per avere qualcosa di simile, a livello di mainstream comics a stelle e strisce, bisognerà aspettare Black Kiss di Howard Chaykin. Tra bestemmie e vernacolo romano, eros spinto e scene pulp di assoluta qualità, citazioni da film e libri e trovate narrative e grafiche sorprendenti, i due  autori italiani trasportano il lettore in un vortice di avventure paradossali, per certi aspetti anticipatrici dei nostri tempi (come l’onnipresenza distorta e distorcente del mezzo televisivo). Senza mai annoiare, facendo sempre divertire.

Ai testi Tamburini brilla. Anzi giganteggia, soprattutto se si paragonano le sue trame con quelle di Chabat e Fromental, che lo sostitueranno per completare la saga che la sua prematura morte aveva interrotto. Non c’è confronto: per tutta una serie di motivi, tra cui il fatto che Tamburini era romano, Ranx era romano mentre Chabat e Fromental no, le storie “italiane” hanno una freschezza, una genuinità che quelle transalpine non posseggono. Ai disegni Liberatore impera. Il suo stile trasgressivo ed iperrealista, favorito anche dalla scelta del colore, non può che imporsi all’attenzione di chi legge. Spacca. Come il suo personaggio.

Ultima annotazione: ottimo l’apparato redazionale che sviscera la storia editoriale del personaggio e il ruolo giocato da Tamburini e Liberatore nel fumetto di casa nostra.

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