Iotto

C’era una volta un ottimo ristorante. Si trovava a Campagnano sulla Cassia. Il suo nome era Iotto. C’è ancora. Solo che non è più un ottimo ristorante. Pranzo sabato scorso. Il locale (piccolo) era affollatissimo. Il servizio era lentissimo, più del solito. Va bene lo slow food, ma qui si esagera.

Il proprietario, quando prendere le ordinazioni, tende a chiacchierare e a chiacchierare, dilungandosi sui singoli piatti, come e perché e percome e percosa sono stati preparati. Potrebbe essere interessante ascoltarlo. Se non si aspettasse di fare la propria ordinazione. Quindi, attesa lunghissima. E inspiegabile, dal momento che la cameriera di supporto non prende le richieste: al massimo porta l’acqua. Insomma, locale pieno e in pieno servizio un solo cameriere (ossia il proprietario) mostruosamente logorroico. Dal momento in cui ci siamo seduti a tavola a quando è arrivato il primo piatto, sono passati quaranta minuti.

Ne fosse valsa la pena tale attesa. Invece no. Purtroppo. Da Iotto abbiamo sempre mangiato bene. Nettamente al di sopra della media dei ristoranti del Lazio: cucina romana di assoluto livello, saporita e non pesante. Magistrali la sua coratella e i rigatoni alla pajata in bianco, senza sugo. Ottimo anche il baccalà. Le zuppe sono fenomenali. Intrigante l’ossobuco alla romana. Sabato scorso niente di tutto questo. I primi, ziti broccoli e salsiccia, non erano indecenti: peccato che la pasta fosse parzialmente cotta male. Il secondo, che arriva dopo trenta minuti, appena appena sufficiente: abbacchio brodettato con carciofi. Dell’abbacchio abbiamo visto l’anima, di sicuro non la ciccia. Quattro pezzi micragnosi, più osso che altro. Un po’ troppo cremoso per i miei gusti, ma passabile. Peccato che anche in questo caso la cottura fosse mediocre. Lo stesso vale per l’ossobuco preso da mio fratello: a suo dire, dava la sensazione di essere stato riscaldato. Oltre al vino della casa, l’unica cosa da salvare, veramente, sono stati i dolci: zuppa inglese, tiramisù e tortino di cioccolato. Ottimi rispetto al resto del pranzo, ma nulla di trascendentale. Prezzo: quasi 140 euro in quattro. Troppo: e per la qualità e per la quantità.

Speriamo che sia stata una giornata storta del cuoco. Speriamo.

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