Elezioni 2013 /36

Logicamente, matematicamente, Bersani ha ragione. Ha più seggi (assoluti alla Camera, relativi al Senato ) e quindi deve provare a formare un governo. Che poi questo governo ottenga la fiducia di entrambi i rami del Parlamento è un altro discorso, alquanto fantascientifico. Molto dipende dallo spirito di responsabilità degli altri partiti. E moltissimo dipende da cosa Bersani riuscirà a proporre in termini di programma governativo e in termini di uomini. Se è intelligente, e lo è, non può presentare, sic et simpliciter, il programma del PD. Le altre forze glielo boccerebbero seduta stante. Dovrà scendere a compromesso: con Monti, Berlusconi e Grillo. Se fossi in lui, punterei sul taglio dei costi della politica. Tanto per capire se i grillini lo seguono su questa strada. Certo, non basta. Ci vuole altro.

Di sicuro, Bersani dovrà ricorrere a facce nuove o poco note nel PD. E, soprattutto, dovrà riconoscere che il suo sarà un governo a breve termine o, almeno, non farsi illusioni sulla sua durata. Insomma, dovrà partire facendo un bagno di umilità, consapevole che il PD, così come lui l’ha impostato, non è amato dalla stragrande maggioranza del Paese. Dalle prime dichiarazioni post voto, con le quali non riconosce le insufficienze del proprio partito, Bersani sembra lontano da questa consapevolezza e da questa umiltà. Ma cambierà. O sarà costretto a cambiare.

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