Il catechismo di Scalfari

Puntuale come un treno svizzero, arriva l’editoriale di Scalfari sul Conclave appena concluso. Lectio magistralis. Catechismo allo stato puro. L’ex direttore di Repubblica, dall’alto dei suoi studi in storia delle religioni e di teologia, ci spiega il nuovo Papa, la direzione che prenderà la Chiesa etc etc etc. Scrivendo una serie di castronerie.

Iniziamo la lezione. “Il nome del fondatore dell’Ordine francescano scelto da un gesuita, sembra una contraddizione in termini invece non lo è, anche Carlo Maria Martini era gesuita e molti furono i membri della compagnia di Gesù a condividere le tesi della teologia della liberazione che portò addirittura in politica i diritti dei deboli, dei poveri e degli esclusi. Il gesuita Bergoglio non era un teologo e non lo è mai stato, ma era un “prete di strada” e lo è stato fino a pochi giorni fa, un prete itinerante, quasi mai vestito con l’abito talare e spesso senza neppure col clergyman; abitava in un appartamento modesto, si postava in tram o in treno, ha studiato e lavorato come un giovane qualsiasi, il padre era un ferroviere, veniva dal Piemonte. Questa è la sua storia, molto più vicina a quella del santo di Assisi che ad Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù”.

Scalfari si contraddice: prima afferma che ci sono stati gesuiti che hanno seguito l’insegnamento del poverello di Assisi e poi spiega che la storia di Bergoglio è più da francescano che da gesuita. Come se le due cose fossero contrastanti. Ma quando mai! A parte che ogni ordine religioso che si rispetti non può prescindere dal rispettare i santi, anche se provenissero da altri ordini. Poi lo stesso Ignazio si ispirò a San Francesco. Punto e capo. Solo Scalfari e laicisti come lui, dominati da una macchiettistica mentalità massonica ottocentesca, possono ancora avere una visione del gesuita subdolo, cui piace giocare con il potere e i potenti, che gode vivendo nel lusso, lontano dalle folle. Ripeto: ma quando mai! La storia dei gesuiti parla chiaro. Senza fronzoli, con l’unico obiettivo di difendere sempre e comunque la Chiesa e il suo capo, il Papa; pronti ad ogni tipo di evangelizzazione, fondata su rigore, sacrifici e istruzione; andando spesso contro i potenti (basti pensare appunto alla Teologia della Liberazione o, in ambito molto più prosaico, al film Mission): questi sono stati i gesuiti. Ci sono state anche gli scandali, le compromissioni con il potere, la corruzione. Purtroppo non è stata però una prerogativa dei seguaci di Sant’Ignazio.

Proseguiamo con la lezione. Scrive Scalfari:

“Francesco I ha molto insistito sulla sua titolarità della diocesi di Roma. Nel discorso d’investitura dal balcone del palazzo papale non si è mai designato come Pontefice ma sempre come Vescovo. Quest’aspetto è della massima importanza. Il papa è stato finora considerato come il Vicario di Cristo in terra ed infatti quando parla ex cathedra su questioni di fede la sua parola è infallibile come decretò il Concilio Vaticano I del 1868. Questo punto è ancora l’ostacolo che ha impedito l’unificazione tra i cattolici da una parte e gli anglicani e gli ortodossi dall’altra. Queste confessioni cristiane sarebbero pronte a riconoscere la supremazia del Vescovo di Roma come primus inter pares ma non quella di Vicario di Cristo in terra. Si tratterebbe d’un mutamento epocale perché l’ordinamento verticista della Chiesa tende a trasformasi in un ordinamento “orizzontale”; diminuirebbe il potere del papa e della curia, aumenterebbe quello dei Concili e dei Sinodi, cioè dei vescovi. Questo è il vero punto centrale che ha raccolto intorno al “prete di strada” di Buenos Aires la grande maggioranza dei cardinali sotto le volte della Sistina e fu anche il fulcro del pensiero di Carlo Maria Martini e la ragione della sua amicizia con Bergoglio”.

Capiamoci. Il Papa è il Vicario di Cristo. Questa è la Chiesa cattolica. Senza se e senza ma. Può non piacere questo stato di cose, può essere giudicato sbagliata, illogica, insostenibile questa struttura gerarchica. Ma questa è la Chiesa. Il vescovo di Roma come primus inter pares?. Benissimo: se l’obiettivo è l’accordo con le altre confessioni. Ma non ci sarebbe più Chiesa cattolica, che ha tra i suoi indiscussi fondamenti proprio il ruolo del Papa. Sarebbe un’altra cosa. Non si tratterebbe di una diminuzione del potere papale, sarebbe uno stravolgimento del cattolicesimo così come lo intendiamo Un suo definitivo superamento. Un po’ troppo.

E ancora. “Infine, il problema dei ‘principi non negoziabili’. Fu il cavallo di battaglia del post-temporalismo ed anche di Benedetto XVI che non a caso fece del relativismo illuminista l’avversario principale della sua visione teologica e politica. Per il ‘prete di strada’ che ha preso il nome del santo che parlava con i poveri, con i fiori, con gli uccelli, con i lupi e con ‘sorella morte corporale’ non possono esistere principi non negoziabili se non quelli dell’amore del prossimo e della carità”.

Ottimo. Scalfari spiega al Papa quali sono e dovrebbero essere i principi non negoziabili per la Chiesa cattolica. Amore per il prossimo e carità significa difesa della vita. Contro ogni tipo di manipolazione o di riduzione o di annullamento, aborto compreso.

Mi fermo qua. Potrei andare avanti, ma non voglio tediare ulteriormente il lettore. Che Scalfari ignori anche gli aspetti più banali della dottrina della Chiesa Cattolica ci può anche stare. Ma che salga sul pulpito e  dia lezioni, no questo no.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: