Come un tuono

Come un buono, mi verrebbe da dire, parafrasando la mitica scena di “Bianco, Rosso e Verdone”, quella che vede  Mimmo/Carlo Verdone riportare le medicine in farmacia e, invece dei soldi, tornare indietro con un buono, appunto. Perplesso, Mimmo chiede alla nonna, interpretata dalla mai troppo compianta Sora Lella, il significato del buono, e lei, scazzatissima, risponde: “Vuol diì che te la piji in der culo”.

Ecco: uscendo dal cinema dopo aver visto Come un tuono, ho avuto la sensazione di averlo preso nel culo, metaforicamente parlando. Ossia: di essere stato fregato. Il film, diretto da Derek Cianfrance, raggiunge a malapena la sufficienza. La trama intrigherebbe pure. Sono diverse storie che si intrecciano. Si parte con Luke, interpretato da Ryan Gosling (meno legnoso del solito): stuntman fallito, dopo aver scoperto di essere diventato padre di un frugoletto, inizia a rapinare le banche per sostenere il pupo e la relativa madre, la sempre bella Eva Mendes, che però convive con un nero di nome Coffee. La carriera di rapinatore finisce male. Gosling viene freddato da un poliziotto alle prime armi, che ha le fattezze di Bradley Cooper. Rimasto ferito durante il conflitto a fuoco, Cooper viene considerato un eroe da tutta l’opinione pubblica. Ma se la deve vedere con un dipartimento di polizia alquanto corrotto. Mosso da notevole ambizione, Cooper non si spaventa, fa piazza pulita dei suoi colleghi e riesce a diventare procuratore di giustizia. Quindici anni dopo vediamo Cooper in lotta per essere nominato procuratore generale dello stato di New York, mentre il figlio è uno scavezzacollo, propenso a fumare erba, prendere pasticche e bere. Il ragazzo fa amicizia con Jason che si scopre essere il figlio di Luke. Jason a sua volta scopre la  verità sul suo vero padre. E va fuori di testa: cosa che gli riesce abbastanza facilmente. Si vendicherà?

Non vi rovino il finale. Per scoprire la conclusione dovete soffrire come ho sofferto io: sorbirvi due ore e passa di film, lento, montato non sempre bene e con riprese talvolta a cazzo di cane, quelle che mi fanno venire mal di testa. Peccato perché lo spunto non era male e la stessa psicologia dei personaggi era interessante (perdenti di insuccesso che si incontrano/scontrano con vincenti di successo, conflitto di arroganze, amore cieco per i figli etc etc etc). Purtroppo con il passare dei minuti si banalizza. Ad esempio: i due figli, nella loro imbecillità, sembrano delle macchiette, un involontario spot a favore dell’aborto.

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