Jimmy Bobo

James Bonomo alias Jimmy Bobo. Ex marina militare, ora killer a pagamento, vive a New Orleans. Più volte in carcere, padre non proprio modello, viene incastrato da un suo committente, mentre il  collega di omicidi viene ammazzato. Allora Jimmy Bobo si incazza. Ma di brutto. A fatica trattenuto da un poliziotto di Washington ma di sudcoreana discendenza, che gli si affianca perché sta indagando su un giro di illeciti che riguarda la città della Louisiana e che vede coinvolto proprio il committente di Bobo. Scazzottate, sparatore, duello finale a base di asce da pompiere.

Sylvester Stallone non delude nel ruolo di Jimmy Bobo, nome che è anche il titolo del film (in inglese è Bullett to the head). Duro, di poche ma sentite parole, senza fronzoli, tutta sostanza: no, Stallone non delude. Delude il film, però. L’immenso Walter Hill alla regia non incide più di tanto: il suo stile si vede a malapena. Anche perché l’idea generale è quella di un film fatto con quattro soldi. Il risultato finale è al di sotto delle aspettative. Va bene che si ispira ad una graphic novel francese e, quindi, è immancabile il tono fumettistico, ma si esagera. Non mi riferisco più di tanto ai dialoghi, che non sono male, belli noir. E’ lo svolgimento della trama che lascia perplessi: non emoziona. Non annoia, questo no. Ma non scuote lo spettatore. E poi la scena finale con quello scontro di asce… no grazie.

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